La parete Est del Monte Rosa (2)

 

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LA STRUTTURA DELLA PARETE

 

La struttura della parete, leggermente concava, è molto articolata e complessa. Più che una descrizione  esclusivamente a parole, credo sia meglio proporre una foto (scattata da mio padre nei primissimi anni Cinquanta del secolo scorso), sulla quale ho indicato i colli, le cime e le principali strutture della parete.

 

 

1. Colle Signal, 3769 m

2. Punta Gnifetti, 4554 m

3. Colle Gnifetti, 4454 m

4. Punta Zumstein, 4563 m

5. Colle Zumstein, 4452 m

6. Punta Dufour, 4634 m. Subito a destra della punta si trova il Silbersattel Sella d’Argento), 4517 m, il colle più elevato delle Alpi

7. Nordend, 4609 m

8. Jägerjoch, 3910 m

 

A. Nervatura di sinistra (Punta Gnifetti)

B. Nervatura centrale (Punta Gnifetti)

C. Nervatura di destra (Punta Gnifetti)

D. Occhio della Zumstein (oggi praticamente scomparso per il crollo delle seraccate che lo delimitavano da ogni lato)

E. Costola rocciosa della via Brioschi (Nordend). Alla sua destra si notano il Canalone sinuoso e, ancora più a destra, il Canalone della Solitudine

F. Crestone Zapparoli (dedicato a Ettore Zapparoli, che scomparve nell’estate del 1951 sulla parete ghiacciata soprastante)

G. Crestone Imseng (dedicato alla guida Ferdinand Imseng, qui deceduto nel 1981)

H. Crestone Marinelli (sul quale, a quota 3036 m, si trova dal 1886 la Capanna Damiano Marinelli, costruita dal CAI Milano e dedicata all’alpinista scomparso nei pressi dell’omonimo canalone nell’agosto 1981 insieme alle sue guide, Ferdinand Imseng e Battista Pedranzini)

I. Canalone Marinelli

L. Cresta di Santa Caterina

 

S. Ghiacciaio del Signal

MR. Ghiacciao del Monte Rosa

N. Ghiacciaio della Nordend

 

 

I CAMBIAMENTI DELLA PARETE NEL TEMPO

 

Per quanto nell’immaginario collettivo le montagne siano spesso assimilate al perenne e all’eterno, in realtà anch’esse si trasformano nel tempo e ciò è particolarmente evidente per quelle rivestite di ghiaccio, come il Monte Rosa, perché la materia glaciale non è assolutamente statica e subisce i cambiamenti climatici, mutando aspetto nel corso dei secoli, dei decenni e, specialmente in questi ultimi tempi, anche degli anni. In questa sezione propongo quattro fotografie della parete scattate negli ultimi 130 anni: due le ho scattate io (1986 e 2023), una mio padre (inizio degli anni Cinquanta), una Vittorio Sella (1895), uno dei più grandi fotografi di montagna. Tre di esse sono state riprese più o meno dallo stesso punto, nelle vicinanze del Passo di Monte Moro; una invece (quella di mio padre) offre una visione più ravvicinata e dovrebbe essere stata ripresa dalla zona dell’Alpe Pedriola.

 

Vittorio Sella, Monte Rosa dal colle del Monte Moro, agosto 1895

[Courtesy Fondazione Sella, Biella]

In questa magnifica fotografia di Vittorio Sella (pubblicata con l’autorizzazione della Fondazione Sella, che ne detiene il copyright) vediamo la parete Est del Monte Rosa come si presentava ai tempi delle prime salite. Appare evidente il grande sviluppo dei ghiacciai e dei seracchi. Il confronto con l’ultima immagine proposta in questa pagina, scattata quasi dallo stesso punto, mostra chiaramente quanto la parete sia cambiata. In particolare si nota la sparizione del cosiddetto occhio della Zumstein (visibile anche nelle altre due fotografie) per via degli enormi crolli dei seracchi sotto l’omonima punta.

 

Sandro Quarello, Il Monte Rosa dai pressi dell'Alpe Pedriola, estate 1950/1951

In questa foto scattata da mio padre, vediamo come la parete, nel mezzo secolo successivo allo scatto di Vittorio Sella, non abbia subito ancora grandi mutamenti (l’occhio della Zumstein si vede meglio forse solo perché la prospettiva e la distanza della ripresa sono molto diverse).

 

Il Monte Rosa dai pressi del Rifugio Oberto-Maroli, 20 luglio 1986

Ho scattato questa foto dai pressi del Rifugio Oberto-Maroli. Come si può notare, c'è molta neve. Bisogna ricordare che gli inverni 1984/85 e 1985/86 furono eccezionali dal punto di vista delle precipitazioni nevose. Tuttavia, si può comunque notare che le dimensioni dei ghiacciai e dei seracchi sono ancora notevoli, per quanto in parte ridotte rispetto a 90 anni prima.

 

Il Monte Rosa dai pressi del Passo di Monte Moro, 9 settembre 2023

Questa foto, che ho scattato più o meno dal punto in cui 130 anni prima Vittorio Sella scattò la sua, mostra chiaramente il disastro causato dai cambiamenti climatici sulla grande parete (come sulle altre pareti di ghiaccio delle Alpi). Il confronto con le foto più recenti mostra come questi mutamenti siano drammaticamente accelerati negli ultimi decenni. Alcune delle vie tracciate sulla parete, specialmente sotto la punta Zumstein, sono ormai scomparse; altre sono divenute troppo pericolose anche a causa dell'instabilità delle parti rocciose (si notano, ad esempio, i segni delle frane di detriti nella zona sotto il Colle Zumstein). «In questi primi decenni del secolo XXI, certe linee sono percorribili solo in stagioni che non siano quella estiva, in modo da evitare d'essere sotto le continue traiettorie di quel pietrisco che prima era trattenuto e oggi non più» [Alessandro Gogna].

 

BIBLIOGRAFIA/CREDITI

 

Gino Buscaini, MONTE ROSA, Guida dei Monti d’Italia, 1991, CAI/TCI

Alessandro Gogna, LA EST DEL MONTE ROSA, relazione al convegno nazionale del CAAI, Domodossola, 12 ottobre 2019 [reperibile in rete: https://gognablog.sherpa-gate.com/la-est-del-monte-rosa/]

 

CREDITI: Fondazione Sella, Biella

 

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