M.te Disgrazia, canalone Schenatti

 

Ghiaccio&neve

 

SCHEDA TECNICA

DISLIVELLO: 600 m fino al rifugio; 1100 m dal rifugio alla cima

DURATA: 2,00h fino al rifugio; 4,30/5,30h dal rifugio alla vetta; 2,30/3,30h la discesa fino al rifugio

DIFFICOLTA': AD

AGGIORNAMENTO RELAZIONE: giugno 2013

 

Gli autori della Guida dei Monti d’Italia (Aldo Bonacossa e Giovanni Rossi) presentano il canalone Schenatti come una variante della via normale (cresta Ovest-Nord-Ovest), probabilmente perché il canalone non raggiunge la cima ma, appunto, la suddetta via prima dell’anticima. In realtà è ormai invalsa l’abitudine di dire “andiamo a fare la Schenatti”, come se fosse una via a sé stante e anch’io la presenterò in questo modo. Non penso che sia sbagliato: il canalone ha una sua spiccata individualità e in alcuni tratti  raggiunge pendenze (50°) che non si incontrano lungo la via normale. Inoltre, se le condizioni di innevamento sono buone, si può uscire proprio all’inizio del tratto quasi orizzontale che precede l’impennata dell’anticima, quindi abbastanza vicino alla vetta.

 

La via, percorsa per la prima volta nel 1888 da Enrico Schenatti (dieci anni prima di diventare guida alpina), segue il largo canalone nevoso compreso tra la cresta Ovest-Nord-Ovest e il crestone della via Baroni. La pendenza raggiunge i 50° a metà della salita, poi diminuisce; se però si sta sulla destra del canale, si incontra di nuovo un tratto che arriva a 50°.

 

E’ una bella salita, specie se la si affronta con buone condizioni di innevamento (senza rocce affioranti) e con temperature adeguatamente basse, condizioni che, in generale, si incontrano tra giugno e l’inizio di luglio. Quando l’ho salita, alla fine di giugno del 2013, la neve era abbondante e dura. Io e il mio compagno abbiamo deciso di procedere in sicurezza, tutti gli altri salivano slegati o di conserva. La montagna è il regno della libertà: ognuno saprà come regolarsi. Come per tutte le salite di questo genere si utilizzano due attrezzi (piccozza e martello-piccozza). Per il resto l’attrezzatura sarà quella necessaria per le salite su ghiaccio. Lungo la via normale (discesa) sono raccomandabili degli anelli di fettuccia lunghi e qualche mezzo di assicurazione veloce (friend o nut).

 

Dalla cima si gode una vista spettacolare (il Disgrazia è la più alta tra le cime interamente italiane della Lombardia) e una considerazione simile si può fare per la discesa lungo la cresta Ovest-Nord-Ovest, aerea e molto panoramica: in una bella giornata, l’ascensione è davvero stupenda.

 

La salita si effettua partendo dal Rifugio Cesare Ponti (2559 m), del CAI di Milano (ma molti la effettuano direttamente dal Piano di Preda Rossa, sobbarcandosi un dislivello di 1700 metri). Il rifugio apre in estate, a partire dalla seconda metà di giugno (telefono 0342.611455; gestore Ezio Cassina, telefono: 0342.640138). Prima si può utilizzare il locale invernale, che però è piuttosto piccolo (6 posti).

 

ACCESSO STRADALE. Giunti in Valtellina, si abbandona la strada statale n. 38 dello Stelvio all’altezza di Ardenno e si inizia a risalire la Val Másino; giunti a Filorera (841 m), si prende (cartelli indicatori per Preda Rossa e per il Rifugio Ponti) la strada che percorre la Valle del Sasso Bisolo fino all’Alpe di Preda Rossa. La strada è a pagamento (5,00 € nel 2013): il permesso si può acquistare in uno dei bar di Filorera oppure alla macchinetta posta all’inizio della strada.

 

La strada che percorre la valle del Sasso Bisolo ha una storia molto travagliata a causa delle frane che l’hanno più volte interrotta. Attualmente è stata sistemata e asfaltata (manca solo un tratto di 200 metri prima della galleria senza illuminazione) la variante aperta alcuni anni fa. In ogni caso, per informarsi sulle sue condizioni di percorribilità, si può chiedere al rifugio o telefonare al Comune di Val Másino (0342.640101).

 

ITINERARIO. Dal parcheggio al termine della strada (1950 m circa), nei pressi dell’Alpe Preda Rossa, si prende (cartelli indicatori per il Rifugio Ponti) il largo tracciato che in pochi minuti porta allo splendido piano acquitrinoso di Preda Rossa (1955 m), cui fa da sfondo la bella mole del Monte Disgrazia. Si attraversa tutto il piano tenendosi sulla sua destra orografica e sfruttando alcune passerelle in legno. Quindi si raggiunge il pianoro superiore e, pressoché al suo inizio, si inizia a salire a sinistra con alcuni tornanti fino a raggiungere una sorta di grande terrazzo morenico lungo il quale, con un lungo traverso in direzione Nord-Nord-Est, si raggiunge il Rifugio Ponti (ore 2,00 dal parcheggio di Preda Rossa; sul percorso si trovano segnavia bianco-rossi).

 

Dal Rifugio Ponti si segue un sentiero che, praticamente in piano e verso Est, raggiunge il filo della morena laterale destra del Ghiacciaio di Preda Rossa (lungo il sentiero ci sono molti segnavia bianchi e bianco-rossi, facilmente individuabili anche alla luce della pila frontale). Si segue il filo della morena (in alcuni tratti un po’ esposto a destra), percorso da un buon sentierino. Al termine della morena (ometto) si piega a sinistra e si risale una zona di massi (qualche ometto) puntando alla base della verticale fascia di rocce che delimita il lato destro orografico del ghiacciaio. Proseguendo ora lungo il ghiacciaio, se ne affronta il tratto più ripido tenendosi piuttosto a sinistra, verso la fascia di rocce, per evitare gli eventuali insidiosi crepacci che caratterizzano questo tratto. Quando la pendenza diminuisce, si arriva a una sorta di ripiano (3320/3340 m) sotto l’ampia Sella di Monte Pioda (ore 2,00/2,30 dal Rifugio Ponti).

 

Spostandosi a destra si raggiunge la base dell’evidente canalone e lo si risale interamente; la pendenza aumenta progressivamente, fino a raggiungere i 50° nel tratto mediano, più stretto. Nella parte superiore il canale torna ad aprirsi: spostandosi verso sinistra, su pendenze che diminuiscono, si raggiunge la cresta della via normale (3600 m) a monte di una piccola prominenza rocciosa. Con buone condizioni di innevamento si può proseguire diritti, stando sulla destra del canale e uscendo sulla cresta della via normale (3610 m) all’inizio del tratto pressoché orizzontale che precede l’impennata dell’anticima (in questo caso si incontra un nuovo tratto a 50°). Seguendo la cresta Ovest-Nord-Ovest (via normale), si raggiunge la cima (3678 m; ore 2,30/3,00 dall’attacco del canalone), incontrando due passaggi caratteristici: prima il ripido tratto nevoso (esposto) che porta all’anticima e poi il cosiddetto “Cavallo di bronzo” (un masso di 5 metri inciso da tacche artificiali; II/II+), che precede di poco il punto culminante.

 

DISCESA: Si effettua lungo la via normale (cresta Ovest-Nord-Ovest; PD/PD+) che in ore 2,30/3,30 (a seconda delle condizioni) riporta fino al rifugio. Dopo essere ritornati al punto di uscita del canalone, si prosegue lungo il filo della cresta superando tratti nevosi e passaggi rocciosi (II grado al massimo). In particolare si incontra un pendio nevoso piuttosto ripido (40°) che in caso di ghiaccio può opporre qualche difficoltà.

 

Raggiunta una piccola sella prima di una torre rossastra, si hanno due possibilità: se l’innevamento lo consente conviene scendere a sinistra (Sud) lungo un ripido canale nevoso (40° nel punto più ripido) che porta sul ghiacciaio dove ci si ricongiunge al percorso seguito all’andata. Altrimenti si raggiunge la Sella di Monte Pioda (3387 m) proseguendo lungo la cresta. Dalla sella ci si abbassa facilmente sul ghiacciaio, riprendendo il percorso dell’andata. Una volta raggiunto il rifugio, si torna al piano di Preda Rossa in ore 1,30.

 

NOTA. In caso di innevamento abbondante sono possibili alcune varianti. Ad esempio, dal Rifugio Ponti non è necessario raggiungere il filo della morena: ci si può tenere sui pendii poco inclinati a Nord-Est del rifugio, puntando direttamente alla base della verticale fascia di rocce che delimita il lato destro orografico del ghiacciaio. Anche il passaggio dall’anticima alla cima può essere percorso diversamente se troppo innevato: dall’anticima ci si abbassa a destra (Sud) per aggirare su neve la base delle rocce dove si trova il “Cavallo di bronzo”, quindi si sale direttamente alla cima per un erto pendio di neve, stando alcuni metri a destra del filo della cresta. Va infine ricordato che con molta neve la discesa lungo la cresta della via normale diventa più spettacolare, ma anche più delicata e richiede la dovuta attenzione.

 

 
 
 
 
 

BIBLIOGRAFIA:

Aldo  Bonacossa, Giovanni Rossi, MÁSINO-BREGÁGLIA-DISGRAZIA, volume II, Guida dei Monti d'Italia, CAI/TCI, 1975

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