Grignone - versante ovest"L'altro canalone"
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SCHEDA TECNICA DISLIVELLO: 400 m dal Rifugio Bietti all'inizio del canalone; 280 alla cima DURATA: 2 ore circa al Rifugio Bietti; 2/2,30 alla cima DIFFICOLTA': AD- AGGIORNAMENTO RELAZIONE: marzo 2003
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Mi
era capitato diverse volte, durante qualche escursione all’inizio
della primavera sulle montagne più vicine a casa, di guardare verso il
Grignone e di essere attratto da una linea di neve che sale diritta e
senza interruzioni lungo il versante ovest fino alla cresta di
Piancaformia, dove sbuca a poca distanza dalla cima. Conoscendo quel
versante abbastanza bene, sapevo che non era il “Canalone”, ma non
riuscivo a capire di che canale si trattasse. Tornato
a casa, leggevo e rileggevo tutte le guide a mia disposizione, ma non
trovavo traccia di quella linea che a me pareva tanto bella ed evidente.
Avevo anche provato a portarmi più vicino alla montagna, sulle rive del
lago di Como, munito di binocolo: scrutavo il versante ovest del
Grignone, ma senza venire a capo del problema. Riuscivo a scorgere
l’uscita, ma poi il mio sguardo si perdeva tra le rocce e non capivo
da dove il canale partisse. Mi ero rassegnato all’idea che quella
linea di neve fosse interrotta, in basso, da salti rocciosi e che non
fosse un vero e proprio canale. Quasi avevo smesso di pensarci. Quest’anno
(2003), a metà marzo, stavo salendo con Roberto verso il Sasso dei
Carbonari lungo la via normale dal versante di Releccio, con
l’intenzione di proseguire poi lungo la cresta fino in cima al
Grignone. Ogni tanto volgevo la sguardo a sinistra, verso l’alto, a
scrutare la montagna per vedere se scoprivo qualcosa. Ad un certo punto
eccolo lì, il mio canalone: diritto e lineare come me lo ricordavo.
L’attacco era stretto tra le rocce, poi il solco si allargava e saliva
bianco di neve fino ad un intaglio della cresta. Vedevo un saltino
roccioso, ma mi pareva sufficientemente articolato. Con un lungo
traverso per non perdere quota raggiungemmo lo zoccolo ben innevato e
arrivammo all’attacco. La salita ci entusiasmò (anche se non è molto
difficile) e in cima ero persino commosso. Non so bene perché, ma ero
felice. In qualche modo mi pareva di aver vissuto una “grande
giornata” in montagna. Eravamo in giro da soli (solo per un attimo
abbiamo visto un solitario che poi, però, ha seguito un’altra linea
di salita) e siamo saliti così, studiando il terreno dal basso,
rincorrendo un’idea, un sogno, un desiderio di esplorazione e di
conoscenza (una delle cose più belle dell’andare in montagna).
Certamente questo canale sarà stato percorso da altri (e magari anche
tante volte), ma per me aveva ed ha il fascino di una
"scoperta"; comunque, per non esagerare, mi sono limitato a
chiamarlo "l'altro canalone". Questo
versante del Grignone è caratterizzato da pendii ripidi, spesso molto
ripidi, ed è necessaria una grande prudenza. In questi ultimi anni ci
sono stato diverse volte e mi sono sempre affidato, per quanto non
ciecamente, ai bollettini delle valanghe. Non mi sono mai avventurato se
non con livelli di pericolo bassi (livello 1, debole, o al massimo
livello 2, moderato). Forse sono troppo prudente, ma a me piace andare
in giro così e lo consiglio anche a coloro che vorranno avventurarsi su
questo affascinante e solitario versante di una montagna molto nota e
molto frequentata da altri itinerari. Secondo la mia esperienza, il
periodo migliore per le salite su questo versante va da febbraio a
marzo, naturalmente con temperature basse (noi siamo andati con i
bollettini meteo che davano – 6° a 2000 metri). Condizioni
indispensabili: un discreto innevamento e un lungo periodo di bel tempo
che permetta non solo l’assestamento del manto nevoso, ma anche la sua
trasformazione in una superficie dura e portante, sulla quale le punte
dei ramponi facciano presa “mordendo”. Da
Lecco si segue la strada del lago fino a Varenna, da cui si sale ad
Esino Lario e all’Albergo del Cainallo. Si prosegue con la macchina
lungo la strada asfaltata fin dove la neve lo permette (generalmente
fino ad uno spiazzo a quota 1280 m circa) e poi si continua a piedi
raggiungendo il pianoro del
Vo' di Moncodeno (o Bocchetta del Cimone - m 1460). Da qui (indicazioni)
si inizia a seguire il sentiero che porta verso il rifugio Bogani. Si
prosegue (un breve tratto esposto può richiedere attenzione se c'è
molta neve dura) fino al bivio (indicazioni) per il rifugio Bietti: si
sale a destra fino alla Bocchetta di Prada (m 1626) e, piegando a
sinistra, si raggiunge la cappella-bivacco Brigata Poletti; da qui,
tenendosi sul versante occidentale della Cresta di Piancaformia, si
passa a sinistra dell'arco di pietra della Porta di Prada e si raggiunge
una selletta a monte della quota 1703. In leggera discesa si raggiunge
il largo canalone che scende dalla Bocchetta di Piancaformia e lo si
attraversa. Mantenendosi sempre sui 1700 metri di quota, pur con qualche
saliscendi, si traversano diversi canali e si superano vari costoloni
fino ad arrivare al Rifugio Bietti (m 1719 - ore 1,40/2). In estate
tutto il percorso si svolge su un buon sentiero segnalato; con la neve
la situazione è molto variabile: talvolta si trovano delle tracce
(poche, perché la via normale del Grignone dal Cainallo passa dal
Rifugio Bogani), più spesso bisogna "aprirsi la via". Tra la
fine di febbraio e marzo è probabile che i versanti esposti al sole dei
vari costoloni che si superano siano privi di neve e questo aiuta a
individuare il giusto percorso.
Dal
rifugio si prosegue in piano e poi in leggera salita per circa 500
metri, superando lo sperone che scende dagli Zucchei dei Grottoni e
portandosi al centro del vasto circo delimitato dal versante ovest del
Grignone e da quello settentrionale del Sasso dei Carbonari (m 1760
circa). Da qui, guardando verso la cime del Grignone, è possibile
individuare, al sommo dello zoccolo di neve e rocce, la via di salita:
conviene puntare all’attacco della via del Canalone che appare come un
canale innevato che si alza diritto tra due speroni rocciosi che formano
una “V” piuttosto evidente. Descrivere il percorso che raggiunge
l'inizio del canale non è semplice: ci si tiene dapprima sulla sinistra
su bellissimi pendii di neve (30°/35°) fin quasi sotto le rocce, poi
si traversa (sempre salendo) a destra, puntando alla base della “V”
(che conviene tenere come punto di riferimento durante la salita). Prima
di raggiungerla, si noterà sulla propria sinistra l’inizio del
canale, stretto tra due speroni di roccia (m 2120 circa, ore 1/1,30).
Nell'ultimo tratto (oltre i 2000 metri) la pendenza aumenta notevolmente
(ritengo che in alcuni punti tocchi i 50°) e occorre trovare la via
migliore tra pendii di neve e brevi saltini rocciosi (aggirabili). Ora
non resta che seguire il canale. Poco dopo il suo inizio si affronta un
piccolo (1 m) saltino di roccia (noi abbiamo trovato una facile colata
di ghiaccio vivo sulla sua destra). Poco dopo si arriva alla base della
barriera rocciosa; sono pochi metri non difficili (ritengo di poterli
classificare di II grado) e piuttosto articolati, per cui, se la neve è
buona, tutto si riduce ad un passo un po’ lungo all’uscita. Nel
tratto successivo, ancora abbastanza ripido, ci sono ancora alcune
roccette affioranti, ma possono essere facilmente aggirate; poi si
prosegue fino all’uscita sempre su neve. La pendenza del canale non è
eccessiva: nella prima parte si tiene sui 40°/45° (forse in qualche
breve tratto è un poco più accentuata), poi diminuisce leggermente.
Raggiunta la cresta di Piancaformia, la si segue verso destra senza
particolari difficoltà e in pochi minuti si è in cima (1/1,30 h). Discesa: avviene lungo la via normale (via della Ganda) fino al Rifugio Bogani; da qui si torna al Vo' di Moncodeno e al Passo del Cainallo (2/2,30 h). Generalmente si trova una traccia molto evidente, perché si tratta un bell’itinerario abbastanza frequentato.
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Bibliografia: Eugenio Pesci, LE GRIGNE - CAI/TCI (Guida dei Monti d'Italia), 1998 Giancarlo Mauri, ESCURSIONI NELLE GRIGNE - Tamari Editori, 1980
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