Monfandì - Versante nord-est

Ghiaccio&Neve

 

SCHEDA TECNICA

DISLIVELLO: 890 m al Lago Creus; 860 m alla cima

DURATA: 2,45 ore al Lago Creus; 3/3,30 ore alla cima

DIFFICOLTA': PD

AGGIORNAMENTO RELAZIONE: marzo 1998

 

Con i suoi 2820 metri il Monfandì è la montagna più alta della Valchiusella, è il "monarca" della valle, come amano definirlo i curatori della bella guida che il CDA ha dedicato a questo luogo poco noto ma interessantissimo delle Alpi piemontesi. Aperta sopra Ivrea, incuneata tra la Val Soana (Piemonte) e la Valle di Champorcher (Val d'Aosta), questa valle è un piccolo gioiello, il terreno ideale per chi ama itinerari di ampio respiro in un ambiente solitario e in larga parte incontaminato. Non è un santuario della natura come la Val Grande (Verbania); sopra Fondo (l'ultimo paese raggiungibile con la strada asfaltata) è stata inaugurata agli inizi degli anni Ottanta una piccola stazione sciistica e recentemente è stata aperta una strada (utilizzabile solo dai residenti) che prosegue fino al bellissimo paesino di Tallorno e alle baite dell'Alpe Pasquere. Durante i fine settimana, specialmente d'estate, Fondo si popola di gitanti e dopo una certa ora è difficile persino parcheggiare. Ma in autunno, dopo che anche i pastori hanno abbandonato gli alpeggi, e ancor di più durante l'inverno, le cose cambiano; oppure basta allontanarsi dal fondovalle e risalire i valloni laterali o percorrere le sue creste per immergersi in un mondo fatto di silenzi profondi, di solitudine, di vasti panorami aperti verso le montagne della Valle d'Aosta e del Piemonte o verso la pianura e le colline del torinese. 

Ho incominciato a frequentare questa valle attirato dalle belle placche della Palestra di Traversella; durante le soste o all'uscita delle vie, lo sguardo andava spesso a incontrare le creste e le cime della valle, ma c'era tanta erba e poca roccia e allora non mi interessavano. Poi tante cose sono cambiate e, senza abbandonare l'arrampicata o le salite su ghiaccio, ho iniziato a guardare le montagne con occhi diversi, alla ricerca di itinerari escursionistici che mi portassero su cime poco famose, magari superando qualche facile passaggio di roccia, a sentire il piacere dell'essere soli con i propri amici e la natura, lontano da tutto e da tutti, non per misantropia, ma per riscoprire una dimensione della vita e del mondo che la modernità tende a soffocare e a farci dimenticare. Allora ho riscoperto la Valchiusella e le sue montagne di rocce ed erba magra. Alle uscite estive e autunnali sono presto seguite quelle invernali, alla ricerca di itinerari che, grazie alla neve (specie alla neve dura), potessero avere caratteristiche più alpinistiche che escursionistiche. Il versante nord-est del Monfandì è uno di questi.

Il versante nord-est del Monfandì non è molto alto (250 metri) e neppure troppo ripido (40°, forse 45° in qualche punto), ma per raggiungerlo si percorrere un itinerario suggestivo, in un ambiente vario ed aperto; la salita può anche essere effettuata in giornata, ma è molto lunga (1746 metri di dislivello da Fondo) ed è quindi più comodo bivaccare nel rustico ricovero presso il Lago Creus, passando una notte decisamente "fuori dal mondo". Il periodo migliore per effettuare la salita è certamente la fine dell'inverno, quando la neve dovrebbe essere in gran parte trasformata e dura. Noi siamo saliti alla fine di marzo; la neve non era tantissima, ma era ottima (a parte qualche tratto) e ci ha consentito una bella salita. L'attrezzatura (oltre a quella da bivacco se si vuole pernottare al Lago Creus) è quella normale da ghiaccio (piccozza, ramponi, corda, moschettoni e qualche cordino). Una bella telefonata al bollettino delle valanghe è solo salutare!

La Valchiusella si raggiunge uscendo dall'Autostrada Torino-Aosta al casello di Ivrea; si segue (indicazioni) la strada per Castellamonte e, ad un incrocio segnalato, la si abbandona per salire a Vistrorio, Alice superiore, Vico e Traversella. Da qui si segue la strada asfaltata, più stretta, che conduce alle case di Fondo (m 1074), caratterizzato da un magnifico ponte in pietra. Qui si parcheggia l'auto.

Attraversato il ponte si prende la mulattiera che con moderata pendenza raggiunge il bel paesino di Tallorno (m 1222). Passato il ponte in ferro si sale alla piccola chiesa (45 minuti) oltre la quale, attraversati i prati a monte delle case, si trova il sentiero (indicato con il n. 8) che entra nel bosco e si inoltra nel vallone del Rio delle Balme. Guadato facilmente il torrente a quota 1400 m circa, si arriva ad una baita dietro la quale  si piega a destra e, oltrepassato un torrentello (m 1560), si sale lungo un'impennata del vallone a sinistra (salendo) della gorgia in cui scorre il Rio delle Balme ("Bora di Tallorno"): si arriva presso due baite (m 1630) e si prosegue fino a raggiungere un grosso masso (m 1640). Da qui, in direzione ovest, si sale, cercando il percorso migliore (il manto nevoso può coprire del tutto o in parte il sentiero estivo), il pendio-canale sovrastante. Superata la baita a quota 1800, si esce a destra dal pendio-canale e si raggiunge la cima del dosso che delimita sulla sinistra (salendo) la gorgia del Rio delle Balme; ci si trova così presso una baita posta in posizione molto panoramica, localmente chiamata alpe Buffa (m 1890, ma la cartina 1:25.000 dell'IGM riporta la quota errata di 1679 m). Proseguendo oltre la baita, a quota 1920 m si traversa facilmente il torrente presso alcuni grandi massi e, lungo un valloncello parallelo al torrente stesso, si esce al pianoro del piccolo Lago Creus (m 1962 - 2 ore da Tallorno). E' un luogo di grande suggestione, circondato da grandi placconate di solida roccia e aperto al panorama solo verso valle. Il ricovero si trova a monte del lago, sotto alcuni enormi massi, e si raggiunge mediante una breve scalinata di sassi. Per quanto spartano, è molto accogliente, specie in virtù della lettiera di paglia che può accogliere comodamente quattro persone in queste condizioni lo abbiamo trovato all'inizio del 1998).

Davanti al ricovero, in direzione sud-ovest, la parete che chiude la conca è solcata da tre canali: uno a sinistra, largo e poco ripido, uno al centro, abbastanza ripido, stretto e diritto, e uno a destra, molto stretto e con diverse strozzature che possono essere incrostate di ghiaccio. Si segue quello centrale fino a sbucare su un ripiano oltre il quale il canale prosegue stretto tra basse pareti rocciose. Lo si segue superando dapprima un ripida strozzatura e poi proseguendo sul fondo che diviene progressivamente più largo e meno ripido fino a confondersi con i valloncelli che solcano il "pianoro" (2350/2400 m) che precede la nostra montagna (da qui ormai visibile).  Si sale, sempre in direzione sud-ovest, fino ad entrare nel valloncello alla base del Monfandì. Il versante nord-est della montagna è tutto chiaramente visibile; esso può essere diviso in due parti: quella più bassa è costituita da un largo pendio nevoso attraversato da una fascia rocciosa che si origina dalla cresta est-nord-est, quella superiore è più ripida e rocciosa, ma il suo settore sinistro, verso la cresta est-nord-est, è caratterizzato da canali e canalini innevati che raggiungono la cima. Si supera il pendio nevoso tenendosi a destra della fascia rocciosa che lo attraversa, poi si prosegue fin sotto le rocce della parte alta della parete; si traversa a sinistra (questo traverso può essere iniziato anche subito dopo aver oltrepassato la fascia rocciosa) e, dove è possibile, si inizia a salire verso l'alto, raggiungendo più o meno direttamente la croce della vetta (3/3,30 ore dal Lago Creus). 

Discesa. Avviene lungo il medesimo itinerario (4 ore). Nel primo tratto sotto la vetta è però più conveniente scendere lungo la cresta est-nord-est fino all'altezza del traverso. Raggiunte le tracce della salita, le si segue fino al "pianoro" dove sbuca il canale "centrale" che sale dal Lago Creus. Piegando a destra si può scendere il più agevole e largo canale "di sinistra" che riporta alla conca. Dal Lago Creus in giù si segue il percorso della salita senza altre varianti.

 

BIBLIOGRAFIA:

P.Bosio, F.Cena, A.Forlino, L.Giachetto: VAL CHIUSELLA - CDA, 1989

 

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