M.te Valletto, cresta Ovest invernale

(Val Gerola - Orobie valtellinesi)

 

Ghiaccio&neve

 

SCHEDA TECNICA

DISLIVELLO: 920 m più qualche breve saliscendi

DURATA: 3/3,30 ore la salita; 2 ore la discesa

DIFFICOLTA': PD

AGGIORNAMENTO RELAZIONE: marzo 2015

 

Il Monte Valletto (2371 m) è una delle cime che si alzano alla testata della Valle di Pescegallo, in fondo alla Val Gerola. Visto da Ovest, in particolare dal Monte Salmurano (frequentata meta di scialpinisti e ciaspolatori), appare molto bello e slanciato. Da tempo avevo in mente di salirlo lungo la cresta Ovest nella stagione invernale, specie dopo una gita estiva che mi aveva confermato nell’idea che si sarebbe trattato di una salita bella ma non particolarmente impegnativa. Avevo poi fatto qualche ricerca su Internet, ma non avevo trovato alcuna relazione e la cosa mi aveva un po’ stupito; dopo la salita, però, credo di aver capito il perché: per quanto bella, la parte “alpinistica” è un po’ corta e non abbastanza impegnativa (forse) per attirare gli alpinisti, ma è anche troppo difficile per il normale escursionista ciaspolatore. Credo comunque che valga la pena di proporla sul sito: la salita è effettivamente breve (790 m di dislivello per l’avvicinamento e 130 per il tratto alpinistico) e non particolarmente impegnativa (PD), ma offre belle sensazioni. La cresta finale è interessante e presenta qualche bel passaggio; la cima, isolata, piccola e aerea, regala un bel momento di contemplazione sul panorama circostante.

 

Per l’avvicinamento sono pressoché necessarie le ciaspole (che si possono lasciare all’inizio della parte alpinistica); piccozza e ramponi sono necessari lungo la cresta finale, lungo la quale – specie nel tratto finale – ritengo sia un’ottima cosa avere con sé anche la corda (ne basta una corta da 30 m). Poiché si devono affrontare diversi pendii ripidi (sia lungo l’avvicinamento che nel tratto finale) le condizioni del manto nevoso devono essere sicure.

 

ACCESSO STRADALE. Raggiunta la Valtellina, si arriva a Morbegno e da qui, seguendo le indicazioni, si imbocca la strada che risale la Val Gerola, che si apre sul lato meridionale della Valtellina. Superato l’abitato di Gerola Alta (m 1053), si prosegue fino al Villaggio Pescegallo, lasciando l’auto nell’ampio parcheggio degli impianti sciistici delle Foppe di Pescegallo (m 1454).

 

ITINERARIO. Sul lato meridionale del parcheggio, proprio al suo inizio, si trova l’albergo Mezzaluna; alla sua sinistra parte una stradina (cartello indicatore per il Lago di Pescegallo). Seguirla per pochi minuti e, dopo aver oltrepassato un torrentello, abbandonarla per salire un aperto pendio alla sua destra. Al termine del pendio si raggiungono le due baite della Casera di Pescegallo (m 1595), ai bordi di una delle piste da sci che scendono dalle Foppe di Pescegallo. A monte delle due case, presso un alto larice isolato, imboccare una stradina che sale verso sinistra e che guadagna quota alternando tornanti e traversi. A 1700 metri circa, oltrepassata una bella conca, la stradina, prima di raggiungere una zona con diversi paravalanghe, attraversa un ripido pendio sotto una parete rocciosa. Qui, in caso di neve dura e abbondante, si può incontrare un passaggio ostico: se non si riesce a superarlo e non si vogliono usare i ramponi, si può aggirarlo a valle. In questo caso ci si abbassa nella conca e si sale una sorta di valloncello con qualche larice a sinistra dei saltini rocciosi sotto la strada. Raggiunti i paravalanghe, si passa tra gli ultimi due sotto la stradina, raggiungendola qualche decina di metri oltre il tratto ostico. Si prosegue quindi fino alle baite della Casera Pescegallo Lago (m 1778). Poco più avanti, giunti in un pianoro sotto gli edifici di servizio della diga del Lago di Pescegallo, si volge decisamente a destra (Sud), salendo in direzione della massiccia struttura rocciosa della Cima di Pescegallo. Passando a destra di questa cima, per dossi e valloncelli, sempre verso Sud, si entra nel bel vallone in fondo al quale, in posizione centrale, è ben visibile la tozza piramide del Monte Valletto, a destra del quale si nota un caratteristico torrione di roccia scura. Giunti quasi in fondo al vallone si piega verso destra (Ovest) e per dossi e per un ultimo pendio abbastanza ripido si raggiunge la cresta (spesso difeso da una cornice più o meno pronunciata) che collega il torrione di roccia scura al Monte Salmurano (l’elevazione poco pronunciata visibile all’estrema destra della cresta che chiude il vallone). Una volta raggiunta la cresta (2240 m c.a; 2 ore da Pescegallo) si abbandona l’itinerario che, verso destra, raggiunge la frequentata cima del Monte Salmurano, si lasciano le ciaspole e si affronta verso sinistra la bella cresta Ovest del Monte Valletto (fin qui l’itinerario coincide con quello classico del Monte Salmurano, per cui è molto probabile trovare una buona traccia).

 

Nel primo tratto la cresta non guadagna quota, ma è caratterizzata da alcuni saliscendi; i pendii a sinistra (Nord) non sono troppo ripidi, a differenza di quelli che scendono a destra (Sud), che sono anche piuttosto lunghi. Occorre anche prestare attenzione alle cornici (che sporgono verso Nord). Sceso un breve passaggio (facile; II-) con qualche roccetta, si guadagna la base dell’evidente torrione di roccia scura. Lo si aggira sulla sinistra (Nord), dapprima sui terreno piuttosto ripido poi più facilmente, e si risale sulla cresta che mantiene le caratteristiche già descritte. Ci si abbassa a una sella e si ricomincia a salire, incontrando anche tratti di roccette facili (I/II) che possono essere aggirati a destra o affrontati direttamente. Infine la cresta termina con un tratto orizzontale che si innesta nel pendio finale. Lo si supera puntando a sinistra, per salire un canalino tra le rocce e raggiungere una cresta da cui precipita un ripidissimo canalone verso la conca dei Laghi di Ponteranica (se invece si sta sulla destra si arriva sulla cresta a valle di una passaggio roccioso un po’ delicato ed esposto, la cui difficoltà non ho potuto valutare). La cresta nevosa termina in breve sotto il salto di rocce verticali che sostiene la cima: lo si aggira a sinistra e, lungo un ultimo tratto di cresta, si raggiunge la vetta (ore 1/1,30 dall’attacco; ore 3/3,30 da Pescegallo). In questo tratto terminale (dal pendio nevoso in poi) la pendenza aumenta (forse arriva a 50° nel canalino tra le rocce) e l’esposizione non manca: sono poche decine di metri, ma richiedono la dovuta attenzione.

 

DISCESA. Lungo l’itinerario della salita (2 ore).

 

NOTA. L’itinerario descritto coincide con quello estivo tranne che nelle ultime decine di metri. Alla base del pendio finale, il sentiero estivo devia a sinistra e raggiunge un pulpito caratterizzato da un palo segnaletico molto evidente anche in inverno. Da qui sale alla cima tenendosi un po’ a Nord del filo di cresta. In inverno, però, mi pare più bello il percorso che ho presentato nella relazione.

 

 
 
 
 

Ghiaccio&neve