Strà Granda

Quattro tappe tra la Valle Anzasca e Saas Almagell

(Ossola/Piemonte - Svizzera)

Escursionismo

 

INTRODUZIONE

 

La Strà Granda è un bellissimo percorso escursionistico che parte da Piedimulera (Val d’Ossola), risale la Valle Anzasca fino a Macugnaga, scavalca il Passo di Monte Moro e scende a Saas Almagell (Svizzera). Se ho capito bene, il termine Strà Granda indica propriamente solo l’antica mulattiera della Valle Anzasca, da Piedimulera a Macugnaga (il resto del percorso segue invece un preesistente sentiero walser), ma oggi è utilizzato per definire l’itinerario nel suo complesso: 55 km da percorrersi in quattro tappe, le prime due sul fondovalle, attraversando numerosi centri abitati, le altre in ambiente decisamente alpino, con lo sguardo rivolto ai “Quattromila” del Monte Rosa e del Vallese.

 

L’antica mulattiera della Valle Anzasca fu tracciata nel XV secolo per volontà dei signorotti locali. Prima di allora, almeno nella parte bassa della valle, veniva seguito un altro percorso (oggi praticamente scomparso), che partiva da Pietrasanta (l’attuale Pieve Vergonte) e raggiungeva Castiglione seguendo il versante destro idrografico della valle (la Strà Granda si svolge invece quasi elusivamente su quello sinistro, meglio esposto al sole). La prima descrizione di questa mulattiera risale al 1553 ed è contenuta nella relazione stesa da Joachim de Annono, un funzionario del governatore spagnolo di Milano che aveva visitato la valle per verificare se i suoi abitanti erano in grado di pagare l’esosa tassa del Mensuale (tributo da riscuotersi mensilmente, come indica il termine stesso, che deriva dal latino mensis). Fino alla metà dell’Ottocento, quando venne costruita la strada statale (poi regionale e oggi provinciale), l’antica mulattiera è stata l’unica via di collegamento tra la Val d’Ossola e il villaggio di Macugnaga.

 

Percorrere oggi questo itinerario significa fare un viaggio nel tempo, immergendosi non solo nella natura di una magnifico settore delle Alpi, ma anche nelle culture (Romanza e Walser) e nella storia di una valle e dei suoi abitanti. Soprattutto lungo le prime due tappe si possono incontrare numerose testimonianze di questa secolare vicenda: forni comuni per la cottura collettiva del pane, torchi consortili per la spremitura delle vinacce, miniere d’oro (le miniere d’oro della valle furono sfruttate dal Medioevo fino al secolo scorso), chiese (dalle più piccole fino alla maestosa “cattedrale nei boschi” di Antrogna), oratori, cappelle, croci in legno o in pietra. Non mancano piccoli ma importanti musei (di cui renderò conto al termine della relazione delle singole tappe).

 

NOTA 1. Le notizie riportate in questa introduzione sono state ricavate da alcuni documenti in formato PDF reperibili in rete:

Una comunità in cammino... lungo la Strà Granda, libretto pubblicato a suo tempo dalla Comunità Montana Monte Rosa;

Scheda del sentiero B00(5), pubblicata dal CAI – Sezioni Est Monte Rosa nel Catasto Percorsi V.C.O. – Valle Anzasca – Settore B.

 

NOTA 2. Questa descrizione è un cantiere in costruzione. Fino a ora (autunno 2022) ho percorso le prime due tappe e spero di concludere la mia esperienza l’anno prossimo. Per questo divido la relazione in due parti. La prima comprende il percorso da Piedimulera a Macugnaga (tappe I e II), la seconda comprenderà il percorso da Macugnaga a Saas Almagell (tappe III e IV).

 

 

PRIMA PARTE. DA PIEDIMULERA A MACUGNAGA – TAPPE I e II

(aggiornamento relazione e informazioni logistiche: ottobre 2022)

 

Le prime due tappe si svolgono lungo il corso del Torrente Anza e percorrono tutta la Valle Anzasca. Presentano caratteristiche comuni, ma anche qualche significativa differenza. Entrambe attraversano numerosi centri abitati, piccoli nuclei di case o paesi più importanti, e per questo sono ricche di testimonianze della vita civile e religiosa dei valligiani. I segni più numerosi riguardano la devozione religiosa: a parte le chiese o gli oratori, presenti in tutti i paesi, sono davvero tante le cappelle e le cappellette, alcune dotate di portichetto per la sosta e tutte affrescate (ma non tutti i dipinti sono in buone condizioni). Frequenti sono i forni comuni per la cottura del pane e a Morlongo si può ammirare un grande torchio per la spremitura delle vinacce. A Pestarena e a Borca (seconda tappa) si incontrano gli ingressi e gli edifici delle miniere d’oro. Ci sono anche diversi musei, piccoli ma importanti per approfondire la conoscenza della storia e della cultura della valle. Per la loro visita, come anche per poter ammirare l’interno delle chiese, l’unico problema è quello di far coincidere i tempi del cammino con gli orari di apertura, cosa non sempre agevole.

 

Le due tappe presentano però anche alcune significative differenze. La prima si svolge tutta sul versante sinistro idrografico della valle, quello meglio esposto al sole anche alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno; la seconda presenta due tratti sul versante destro. La prima tappa si tiene in gran parte molto più in alto del corso del Torrente Anza che, nella parte bassa della valle ha scavato una forra a tratti abbastanza profonda; la seconda si svolge invece più vicina al corso del torrente, che scavalca ben sei volte (bellissimo l’antico ponte ad arco di Ceppo Morelli). Nella prima tappa si cammina molto a lungo sulla vecchia mulattiera, che presenta tratti davvero ben conservati, e i brevi tratti su strada si svolgono su percorsi del tutto secondari e lontani dalla provinciale (che si tocca solo due volte per poche decine di metri: una prima volta a Castiglione e poi a Pontegrande, dove ha termine la tappa). Nella seconda tappa le cose cambiano: si cammina ancora sulla vecchia mulattiera o su sentiero, ma più di frequente ci si trova a percorrere stradine, asfaltate o sterrate, e i tratti sulla provinciale, per quanto ridotti al minimo, sono un po’ più lunghi. Infine, la prima tappa è caratterizzata da diversi saliscendi con salite e discese anche importanti; la seconda ha invece un andamento più lineare, con perdite di quota assai limitate.

 

Concludo con alcune considerazioni sulla segnaletica. Fino a Macugnaga, il percorso della Strà Granda è siglato B00, ma su alcuni cartelli indicatori e su alcune cartine si trova la sigla B0. La segnaletica verticale è costituita da cartelli che, tuttavia, mancano in alcuni punti in cui sarebbero necessari (solo in alcuni casi sono sostituiti da altre indicazioni). La segnaletica orizzontale è costituita dai classici segnavia a due strisce bianche e rosse. Però la presenza di tali segnavia è un po’ discontinua: ci sono tratti in cui sono frequenti, in altri sono davvero pochi o addirittura mancanti. Talvolta sono sostituiti da frecce (in genere di colore rosa) dipinte soprattutto per terra nei tratti col fondo asfaltato o in cemento. La Strà Granda ha anche un suo logo (vedi la foto), che però è presente assai raramente e non può essere considerato un utile segnavia (spesso è vicino ai cartelli o ai segnavia bianco/rossi e quindi serve più che altro a ricordarci che stiamo percorrendo una “via storica”).

 

NOTA. Ognuna delle due tappe può essere percorsa come gita a sé stante. Lasciando l’auto a Piedimulera (oppure a Pontegrande nel caso della seconda tappa), si potrà fare ritorno al punto di partenza utilizzando l’autobus di linea (Autoservizi Comazzi). In questo caso sarà opportuno calcolare attentamente i tempi di percorrenza per farli coincidere con gli orari del pullman (specie con quelli delle ultime corse).

 

L’ITINERARIO

 

Prima tappa: da Piedimulera a Pontegrande

Lunghezza: 12,2 km

Dislivello: 715 m in salita, 435 m in discesa (ci sono diversi saliscendi)

Durata: ore 4,30/4,40

Difficoltà: T/E

Nota sulla tempistica: il cartello indicatore a Piedimulera segnala Pontegrande a 3 ore e 25 minuti, ma è davvero troppo poco; infatti il CAI (Sezioni Est Monte Rosa – Catasto dei Percorsi) e altre fonti (ad esempio Piemonte Outdoor) indicano in 4 ore la durata della tappa, mentre sull’opuscolo a suo tempo pubblicato dalla Comunità Montana Monte Rosa troviamo una durata di 4 ore e 25 minuti. Quest’ultima indicazione è la più vicina alla mia esperienza sul campo.

 

Indicazioni logistiche

Piedimulera, punto di partenza della Strà Granda si raggiunge in autobus da Domodossola, oppure in auto, lasciando la superstrada della Val d’Ossola all’uscita di Piedimulera. Giunti in paese si può parcheggiare presso la stazione ferroviaria (ampio parcheggio) oppure poco prima del ponte sul Torrente Anza, sulla sinistra della provinciale (pochi posti a disposizione). Gli orari dell’autobus si possono trovare in rete sul sito della ditta Autoservizi Comazzi.

La tappa termina a Pontegrande, da dove si prende l’autobus per tornare a Piedimulera o a Domodossola. Se invece si vuole continuare lungo la Strà Granda, non essendoci punti ricettivi a Pontegrande, bisogna salire a Bannio, dove si trova l’Albergo Passo Baranca (tel. 342.7017351). Per farlo si segue il sentiero B15 (25/30 minuti; lunghezza 1,5 km; dislivello in salita 140 m c.a). E’ prevista l’apertura di un Bed&Breakfast a Pontegrande (controllare in rete).

 

Seconda tappa: da Pontegrande a Macugnaga (Pecetto)

Lunghezza: 19,5 km

Dislivello: 940 m in salita, 140 m in discesa (ci sono alcuni saliscendi)

Durata: ore 5,50/6,20

Difficoltà: T/E

Nota sulla tempistica: il CAI (Sezioni Est Monte Rosa) e il cartello indicatore a Pontegrande sergnalano una durata di 5 ore e 30 minuti. In realtà poi, i tempi segnati sui cartelli lungo il percorso allungano la durata di circa 20 minuti. In base alla mia esperienza ho preferito però aggiungere anche una tempistica un po’ più lunga. Altre fonti indicano durata inferiori a quella del CAI e del cartello indicatore iniziale, ma ritengo che siano decisamente lontane dalla realtà.

 

Indicazioni logistiche

Pontegrande, punto di partenza della seconda tappa, si raggiunge (sia col pullman di linea che in auto) proseguendo oltre Piedimulera lungo la strada provinciale della Valle Anzasca. Se si è arrivati in auto si può parcheggiare accanto alla fermata dell’autobus (pochi posti) oppure, più comodamente, girando a destra subito dopo aver passato il ponte sul Torrente Anza.

La tappa termina a Macugnaga, dove, sia a Staffa che a Pecetto, ci sono molte strutture ricettive. Se si è passata la notte a Bannio, bisogna scendere a Pontegrande e quindi la tappa si allunga leggermente (calcolare 15 minuti in più e aggiungere 1,5 km di lunghezza e 140 metri di dislivello in discesa).

 

ATTREZZATURA

Normale da escursionismo, adeguata alle quote raggiunte

 

PERIODO MIGLIORE

Queste prime due tappe sono percorribili da giugno alla prima metà di ottobre (dopo le giornate si accorciano sensibilmente)

 

RELAZIONE DELLE SINGOLE TAPPE:

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PRIMA TAPPA

SECONDA TAPPA

 

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