Pizzo Balzetto - Via dello Spirito

Roccia  

SCHEDA TECNICA

 

DISLIVELLO: 750 m dall'attacco alla cima

DURATA: 4/6 ore dall'attacco

DIFFICOLTA': dal III al IV+ i primi sei tiri; poi dal II al III+

AGGIORNAMENTO RELAZIONE: dati tecnici: luglio 1994; dati logistici: novembre 2001

 

La Val d’Albigna si apre sul lato sinistro orografico della Val Bregaglia, in territorio svizzero, tra la Valle del Forno e la celebrata Val Bondasca con i suoi giganti di granito, dal Badile al Cengalo al gruppo delle Sciore. A differenza di quest’ultima, che già dal fondo della Val Bregaglia mostra i suoi tesori di roccia, l’Albigna è più discreta e anche, in un certo senso, meno accattivante, con quell’enorme muraglione di cemento armato della diga che impedisce allo sguardo di posarsi sulla corona di montagne che circondano il lago artificiale. Ma quando, scesi dalla piccola funivia di servizio, si esce sul muraglione della diga tutto assume un altro aspetto e l’Albigna rivela la bellezza del suo duplice volto: in lontananza un’ampia distesa glaciale da cui si alzano pareti di roccia e ghiaccio, forse raramente salite; in primo piano pareti e creste di saldo granito, percorse da innumerevoli vie, classiche e moderne. Un po’ defilata, in alto, sulla sinistra, la Cima di Cantone mostra la sua bella ma piccola parete nord.

L’Albigna è davvero un bel posto per arrampicare; ed è anche comodo. La funivia di servizio della diga è aperta al pubblico e consente di superare in pochi minuti i quasi mille metri di dislivello che separano il fondovalle dalla zona delle arrampicate. Purtroppo la cabina è piccola (8 posti) e in estate, se non si arriva presto, si deve aspettare un po’ prima di salire. Orario estivo: 7,00-11,00 e 13,15-17,00.

In Albigna c'è anche un bel Rifugio, la Capanna Albigna, che sorge a 2336 metri, poco più in alto del lago, al cospetto del versante nord-ovest dell'omonima punta. Il rifugio è gestito da luglio alla fine di settembre, ma il locale invernale (16 posti) è sempre aperto. Si raggiunge in circa 45 minuti dalla stazione di arrivo della funivia. Telefono: 0041.81.8221405. Per molte salite il pernottamento è superfluo, ma il rifugio può anche essere la base ideale per un intenso fine settimana di arrampicata. 

Il Pizzo Balzetto (m 2869) si alza proprio ad est della diga e, visto da qui, mostra la sua parete più vasta, la Ovest: un susseguirsi di creste, canaloni e placconate di notevole altezza (quasi mille metri dal punto più basso alla cima). Nella parte bassa del settore destro di questa vasta parete, quando il sole la illumina radente, appare il volto misterioso e corrucciato dell’Albigna Geist, lo "Spirito" dell’Albigna, scolpito naturalmente da tetti, strapiombi e cenge spioventi che delineano gli occhi, il naso e la bocca. A destra di questa figura, e poi lungo la cresta ovest-sud-ovest che la sovrasta, si svolge appunto la "via dello Spirito". Si tratta di un percorso molto lungo (750 metri di dislivello) che offre la possibilità di cimentarsi con una via di grande respiro (difficoltà massime: IV+) con una discesa abbastanza facile e senza dover affrontare un lungo avvicinamento. Noi l’abbiamo superata in giornata, ma poiché avevamo perso le prime corse della funivia non siamo riusciti a prendere le ultime e così siamo dovuti tornare a valle lungo il sentiero, sobbarcandoci un supplemento di fatica che non era affatto in programma. La via è abbastanza chiodata (specie nella prima parte), comunque è consigliabile avere con sé ulteriore materiale di assicurazione. La roccia è buona, in qualche tratto ottima; purtroppo non manca l'erba, ma a noi ha dato un po' di fastidio solo nella prima parte.

L'attacco della via è alla base di un grande diedro che delimita sulla destra un compatto pilastro. Lo si raggiunge in pochi minuti dall'estremità orientale del muro della diga, traversando in leggera discesa il dosso detritico alla base della parete. Si segue il diedro per due tiri fin sotto uno strapiombo poco pronunciato (III e IV-; chiodi). Si supera lo strapiombo (almeno IV+; due chiodi) e si prosegue con minori difficoltà fino al centro di una vasta conca dominata da grandi strapiombi (due tiri). Sulla sinistra si percorrono delle placche fessurate (sono fessure cieche però) fin sotto ad alcuni strapiombi gialli (III). Una breve traversata a sinistra (delicato, 2 chiodi, IV+) porta sullo spigolo che delimita la vasta conca (5° e 6° tiro). Superata una corta paretina verticale (chiodo), si percorre una magnifica placca esposta e poi ci si porta a sinistra del filo, entrando in un diedro che si segue fino ad una grossa lama-spuntone (7° e 8° tiro; IV la paretina, poi III e III+). Si prosegue ancora nel diedro, poi per placche si sale a destra fin sulla groppa della cresta O.S.O (9° tiro; III). Qui si conclude il tratto più impegnativo della via. Ci sono diversi chiodi, oltre a quelli indicati, e anche qualche spit.

Ora si deve seguire la cresta più o meno vicino al filo per diversi tiri con difficoltà che arrivano al massimo al III (in alcuni tratti si cammina!). Più in alto la cresta si fa più sottile e si raddrizza: per tre tiri il percorso si fa bellissimo: un tratto molto affilato, una placca lunga e ruvidissima, diedri e fessure conducono (tre tiri, III e III+) ad una zona orizzontale. Poi alcuni tiri di corda di nuovo più facili conducono all'anticima, caratterizzata da un curioso spuntone chiamato "testa del rinoceronte". Una doppia di dieci metri deposita su una cengia a sinistra della cresta che porta alla forcella che precede la vetta (la guida Rossi-Giacomelli suggerisce di fare la doppia dal "corno" del rinoceronte direttamente sulla forcella). Con un ultimo facile tiro (II) si raggiunge la sommità (4/6 ore dall'attacco). 

Discesa: si segue la cresta est (facile; tracce di passaggio) fino all'intaglio che precede la Torre Est del Balzetto; si aggira la torre sulla sinistra e, con una doppia da 25 metri (ancoraggio sul posto), si scende ad una forcella. Da questa ci si abbassa a sud in un canale che, dapprima lungo facili rocce (I e II) poi per sfasciumi, conduce alla valletta sotto i passi di Casnile dove si incontra il sentiero che porta alla Capanna Albigna e poi alla diga (2 ore).

Note. 1) Il primo tratto nel diedro e lo strapiombo possono essere bagnati. In questo caso la guida Rossi-Giacomelli suggerisce questa variante: dalla base del diedro obliquare verso sinistra fino al centro delle grandi placche del pilastro, quindi, con una traversata alquanto delicata, raggiungere il filo del pilastro e, per esso, la conca sotto gli strapiombi. Le difficoltà sono però nettamente superiori (TD). 2) Giunti alla base della grande conca sopra il diedro iniziale non bisogna farsi tentare da una serie di spit che conduce sotto il grande strapiombo che domina la conca; la nostra via è più a sinistra, porta sotto strapiombi gialli più piccoli e presenta chiodi tradizionali.

BIBLIOGRAFIA:

Renata Rossi, Franco Giacomelli: ALBIGNA, 65 PROPOSTE DI ALPINISMO - Ed. IL GABBIANO, 1986

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