Pizzo Mellasc - Salita dalla Val Vedrano

 

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Lungo la sterrata che da Laveggiolo entra in Val Vedrano, poco prima del punto in cui la si abbandona per proseguire sul sentiero. Si vede bene la cascata che scende dalla bastionata che divide in due la valle: il sentiero la aggira a sinistra. In lontananza, contro il cielo al centro della foto, vediamo il Pizzo Mellasc: la parte finale della salita si svolge lungo la cresta a destra della cima; la discesa proposta avviene lungo il versante settentrionale (quello visibile nella foto) su terreno privo di tracce ma senza difficoltà (solo nella parte finale il terreno è a tratti un po' disagevole).
   
La Val Vedrano al di sopra della bastionata che la divide in due. La scena è dominata dai contrafforti della Cima Fraina (che però non si vede perché è dietro quella che appare nella foto come la punta più alta). In basso vediamo la baita di quota 1922 m e le case dell'Alpe Vedrano (1946 m). La foto non è stata scattata dal sentiero che, infatti, passa a destra della baita a quota 1922 m e arriva dal bordo destro dell'immagine.
   
Il Pizzo della Càssera (2322 m) come appare poco prima di arrivare alla bella conca sotto la cima (2100 m). La cresta che unisce il Pizzo della Càssera al Pizzo Mellasc si raggiunge percorrendo il canale in gran parte roccioso (sentiero) che porta al colletto ben visibile all'estrema sinistra della foto, prima che la cresta ricominci a salire. Sul colletto si trova un ometto di grandi dimensioni che però, dal basso, è visibile solo in parte, perché non è posizionato proprio sul filo della cresta.
   
La Val Vedrano vista dalla cresta che porta sul Pizzo della Càssera. A sinistra, contro il cielo, vediamo il Monte Colombana (2385 m) e, subito alla sua destra, la Cima Fraina (2280 m). Sullo sfondo spicca il Monte Disgrazia (3678 m) con a  destra il gruppo del Bernina e a sinistra le montagne del Masino. Delle due X rosse, quella più alta indica Laveggiolo, quella più bassa, l'Alpe Vedrano. Da qui il sentiero si tiene sul versante sinistro idrografico, poi traversa sotto il Pizzo della Càssera e raggiunge la cresta sommitale a sinistra (Sud-Est) di questa cima (lo si vede bene nella parte bassa della foto, nel tratto in cui è più evidente).
   
In primo piano, a sinistra, vediamo il grosso ometto costruito nel punto in cui il sentiero della Val Vedrano esce in cresta. Da qui si sale al Pizzo Mellasc seguendo la cresta ben visibile tra sole e ombra. Sulla destra si scorge il Pizzo di Trona (2510 m). La prima parte della cresta è facile, poi richiede più attenzione perché è più ripida e più aerea (come si vede bene nella foto)
   
La piccola croce sulla cima del Pizzo Mellasc sullo sfondo di grandi montagne tra cui spicca soprattutto la bella mole del Monte Disgrazia. Alla sua destra si vede il gruppo del Bernina; alla sua sinistra si notano le cime del Masino.
   
Il Monte Disgrazia (3678 m) ripreso con il teleobiettivo (ma la foto è stata poi ulteriormente ritagliata). A destra della cima si notano il Pizzo Bernina (4050 m), che emerge di poco alle spalle del Disgrazia, e la Cresta Guzza (3854 m). Questa foto, in realtà, è stata scattata dal Pizzo della Càssera, a differenza di quelle successive, scattate tutte dalla cima del Pizzo Mellasc.
   
Il Pizzo Badile (3308 m; a sinistra) e il Pizzo Cengalo (3369 m; a destra) visti con il teleobiettivo (anche questa foto è stata poi ulteriormente ritagliata). Tra queste due cime spicca la Punta Sertori (3195 m). A sinistra del Badile si notano la piccola punta del Torrione del Badile (3148 m) e la Punta Sant'Anna o Badilet (3171 m). A destra del Cengalo si vede la sua Anticima Orientale (3308 m) e la profonda insellatura nevosa del Colle dei Gemelli (3106 m). Sotto la Punta Sertori si vede il Monte Spluga (2845 m), noto anche come Cima del Dosenigo.
   
Guardando verso Sud-Est osserviamo innanzitutto i vasti pascoli del versante orientale del Pizzo Mellasc e poi le montagne della Val Gerola con il Lago di Trona (1805 m) sulla destra della foto. Sullo sfondo, contro il cielo, si delineano le Alpi Orobie (a sinistra) e le Prealpi Bergamasche (a destra).
   

Una bella panoramica sui monti del Masino, in particolare sui circhi terminali della Valle di Zocca e della Val Torrone. Da sinistra a destra possiamo osservare la Cima di Castello (3386 m), la Punta Rasica (3305 m), i Pizzi Torrone Occidentale (3349 m), Centrale (3290 m) e Orientale (3333 m), che appare come un bellissimo torrione di roccia, e il Monte Sissone (3331 m), con il lungo ghiacciaio che scende verso destra. A sinistra del Pizzo Torrione Orientale si riesce a scorgere la guglia monolitica dell'Ago del Torrone (3234 m). A sinistra della Cima di Castello, con il vasto ghiacciaio del versante Sud-Ovest, spunta la Cima di Cantone (3354 m).

Ancora una bella panoramica dal Pizzo Mellasc, questa volta sui gruppi del Disgrazia e del Bernina. Da sinistra a destra si distinguono il Monte Pioda (3431 m), l'ampia Sella di Monte Pioda (3387 m), da cui si abbassa il Ghiacciaio di Preda Rossa, il Monte Disgrazia (3678 m), il Pizzo Bernina (4050 m), la Forcola di Cresta Guzza (3583 m), presso la quale si trova il Rifugio Marco e Rosa (3597 m), la Cresta Guzza (3869 m), il Piz Argient (3945 m), che probabilmente nasconde il Piz Zupò (3996 m), e i Pizzi Palù (3901 m il Pizzo Centrale, che è più alto dei tre).

 

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