Giro del Gran Paradiso - Seconda tappa

Dal Rifugio Vittorio Sella al Rifugio Federico Chabod

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Dal Rifugio Vittorio Sella si prende il sentiero dell’Alta Via n. 2 (segnavia gialli) che prosegue verso Ovest lungo il versante sinistro idrografico del Vallone del Loson, all’inizio un po’ confuso nell’erba, poi ampio ed evidente (mulattiera). A 2850 m circa si lascia a destra (bivio segnalato) il sentiero per il Colle della Rossa e si sale fino a un caratteristico pianoro detritico. Qui la mulattiera finisce e si prosegue lungo un buon sentiero che, traversato il pianoro, risale con diversi tornanti il pendio detritico sotto la bastionata rocciosa che sostiene il piccolo Ghiacciaio della Rossa (o delle Rayes Noires su alcune cartine). Giunto quasi alla base delle rocce, il sentiero traversa a sinistra (Sud-Sud-Ovest) e raggiunge un colletto detritico su uno sperone che scende dalla bastionata rocciosa. Da qui il sentiero percorre alcune cenge che attraversano paretine di roccia friabile (tratto un po’ esposto, ma attrezzato con una robusta corda di nylon blu). Una breve risalita su terreno detritico conduce infine all’intaglio del Colle del Loson (3296 m; ore 2,00/2,10 dal Rifugio Sella), da cui ci si affaccia sulla Valsavarenche e sul Vallone di Leviona.

 

Il sentiero si abbassa nel Vallone di Leviona con numerosi tornanti dapprima su terreno detritico (dove è un po’ meno evidente) poi su magri pascoli (dove diventa evidente e riprende gradualmente l’aspetto di una mulattiera). A 2600 m il sentiero si sposta a sinistra (Sud) verso il centro del vallone e, oltrepassata una sorta di sperone roccioso, raggiunge un bivio segnalato (1590 m circa). Si abbandona il tracciato dell’Alta Via n. 2 che prosegue verso il basso e si sale a sinistra lungo un ripido sentiero (sentiero n. 10A) che in breve conduce alla grande baita abbandonata dell’Alpe Leviona superiore (2648 m; ore 1,30 dal Colle del Loson; ore 3,30/3,40 dal Rifugio Sella).

 

Da Leviona Superiore il sentiero (sempre ben segnalato con segnavia gialli) sale per dossi erbosi verso Sud-Sud-Est guadagnando 70/80 metri di quota, quindi si abbassa di 40/50 metri nel pianoro dove si guadano i piccoli rami del torrente che scende dal Ghiacciaio del Timorion. Si segue quindi verso Sud-Est il filo della morena sulla destra idrografica del Ghiacciaio del Gran Neyron (ormai diviso in due bacini: orientale e occidentale) fino a 2800 m circa. Ci si abbassa a destra perdendo una decina di metri di quota e si entra nel vallone sotto il versante Nord-Ovest dell’Herbetet. Su grossi massi squadrati si oltrepassa il torrente che scende dal Ghiacciaio del Gran Neyron (il passaggio è segnalato da due grossi ometti il cui vertice è vistosamente dipinto di giallo). Il sentiero prosegue verso sinistra (Sud-Est) costeggiando per un breve tratto il torrente, poi comincia a salire sulla destra per guadagnare il dorso poco delineato della morena sulla sinistra idrografica del Ghiacciaio del Gran Neyron, lungo il quale si prosegue avvicinandosi progressivamente alla bastionata rocciosa che si ha sulla destra. Raggiunto un masso a circa 3050 m (quota rilevata dal mio altimetro, ma che non ho potuto verificare su altre fonti), seguendo i segnavia gialli, si piega a destra e si risale un ripido tratto detritico (terreno mobile, attenzione a non smuovere troppi sassi) fino a un primo tratto roccioso (una placca inclinata sotto un salto di rocce scure) attrezzato con diversi gradini di ferro e una robusta corda di nylon blu. Si prosegue su terreno detritico più solido fino alla base di un secondo salto roccioso caratterizzato da una scala di ferro (attualmente dipinta di giallo) che permette di superare un salto verticale di 5/6 metri. Da qui in poi, seguendo i segnavia e le catene, si prosegue lungo corti salti rocciosi fino al caratteristico intaglio del “Passaggio del Gran Neyron” (3252 m; ore 2,20/2,40 da Leviona superiore; ore 5,50/6,20 dal Rifugio Sella), da cui ci si affaccia sulla testata della Valsavareche e sulla spettacolare infilata di cime che va dall’Herbetet al Gran Paradiso.

 

Seguendo le tracce tra roccette e grossi massi (segnavia gialli), ci si abbassa ora nel Vallone di Montandayné prima verso sinistra poi verso destra finché il sentiero diviene più evidente; seguendolo, si costeggia a lungo verso Nord-Ovest la parete di roccia rossastra della costiera Gran Neyron-Punta Money. Superata così la zona delle pietraie e raggiunto l'inizio dei prati, ci si abbassa a sinistra e, su un bel sentiero, si attraversa verso Sud e in leggera discesa l'ampio Vallone di Montandayné. Raggiunta con una breve risalita la Costa Savolera, ci si abbassa sul versante opposto e in pochi minuti si arriva al Rifugio Federico Chabod (2710 m; ore 1,10/1,20 dal Passaggio del Gran Neyron; ore 7,00/7,40 dal Rifugio Sella).

 

NOTA. La maggior parte delle cartine, delle pubblicazioni e dei siti internet indica il Rifugio Chabod a quota 2750 m; nella relazione mi sono attenuto invece alla quota - parzialmente corrispondente a quella indicata dal mio altimetro - riportata sulla targa che si trova all'ingresso del rifugio e sui cartelli indicatori incontrati lungo la tappa).

 

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