Giro del Gran Paradiso

Da Cogne a Cogne in cinque tappe, passando dalla vetta del Gran Paradiso

(Alpi Graie - Valle d'Aosta/Piemonte)

Escursionismo

 

INTRODUZIONE

 

Sono passato ormai 45 anni da quando, sul numero 8 (aprile 1972) della RIVISTA DELLA MONTAGNA, apparve l’articolo dell’alpinista belga Jean Peemans che presentava il “giro del Gran Paradiso in tredici giorni” da lui effettuato col figlio Guy nel luglio del 1966. Il traduttore dell’articolo, Piero Falchetti, così presentava la lunga escursione: «Il giro turistico ad alta quota del Gruppo del Gran Paradiso non è meno avvincente di quello, assai più noto e portato a effetto, del Monte Bianco. Se quest’ultimo itinerario supera ogni altro per la grandiosità degli scorci panoramici sul monarca delle Alpi e sui suoi poderosi contrafforti, il circuito del Gran Paradiso è oltremodo affascinante per il costante senso di isolamento, per il fascino indefinibile delle sue rocce, dei piani ex-lacustri, della flora e della fauna, che parlano anche ai non specialisti; infine per il carattere spiccatamente alpestre delle sue mulattiere che permettono meravigliosi percorsi a mezza costa in una continua mutevolezza di primi piani».

 

L’articolo della RIVISTA DELLA MONTAGNA, che avevo letto pochi anni dopo la sua pubblicazione, accese in me, già innamorato del Gran Paradiso e del suo Parco Nazionale, il desiderio di percorrere quel giro. Però non ne feci mai niente per tanti motivi, tra cui il fatto che, per molti anni, andare in montagna significò per me soprattutto arrampicare su roccia e su ghiaccio. Poi le cose sono cambiate: ho maggiormente valorizzato l’escursionismo (oggi assolutamente prevalente) e ho scoperto la bellezza delle traversate di più giorni (su questo sito ho già pubblicato le relazioni del Sentiero Roma e della Via delle Bocchette). Così il progetto del GIRO DEL GRAN PARADISO è tornato al centro dei miei pensieri e l’ho condiviso con Roberto, mio compagno di avventure sin da quando eravamo ragazzi.

 

Quest’anno (2017) ce l’eravamo detti: è l’anno del Gran Paradiso. Così il vecchio sogno si è realizzato, anche se in maniera diversa. Il giro che abbiamo fatto, e che presento in queste pagine del sito, non segue l’anello dei Peemans, che potremmo definire “esterno”, ma, con qualche differenza nelle prime due tappe, il classico giro primaverile (scialpinistico) del gruppo, che potremmo definire “interno” e che prevede (anche se non è “obbligatoria”) la salita alla vetta principale. Si tratta di un giro più breve (5 tappe da Cogne a Cogne, in Val d'Aosta), però con caratteristiche anche alpinistiche, non solo per la salita al Gran Paradiso, ma anche, ad esempio, per la traversata del Colle di Teleccio (in particolare per la discesa lungo il piccolo ma non banale Ghiacciaio di Valeille) nel corso dell’ultima tappa.

 

E' un'escursione molto bella ma faticosa: a parte la prima tappa, più breve, si cammina in media quasi 8 ore al giorno, superando dislivelli sempre superiori ai 1000 metri; si svolge inoltre in alta montagna, valicando diversi colli oltre i 3000 metri (e arrivando di poco sopra i 4000 in cima al Gran Paradiso). A mio parere è un'esperienza per certi aspetti entusiasmante, anche se i cambiamenti climatici e la riduzione dei ghiacciai hanno modificato molti aspetti del paesaggio rispetto a come li avevo visti solo una ventina di anni or sono. La maestosità delle vette principali del gruppo, la vastità dei panorami, l'incontro con gli animali (soprattutto stambecchi, camosci e marmotte), sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano il percorso: l'esperienza più intensa che ci ha offerto è stata la solitudine. A parte la prima tappa (nella quale abbiamo comunque incontrato solo otto escursionisti benché fosse domenica), per il resto abbiamo camminato per ore e ore da soli, incontrando al massimo un paio di persone. Chi conosce questo sito sa che per me la solitudine, l'essere soli, immersi nella natura sotto il cielo infinito, è uno dei doni più belli che l'andare in montagna sa regalare, anche sulle Alpi e, incredibilmente, anche in zone molto conosciute come il Parco Nazionale del Gran Paradiso (questo discorso non vale invece per le soste nei rifugi, che sono tutti molto frequentati, specialmente lo Chabod e il Vittorio Emanuele II, da cui partono le vie normali del Gran Paradiso).

 

 

L'ITINERARIO

 

Premetto alla descrizione dettagliata delle cinque tappe un’introduzione sintetica generale e alcune informazioni di cui raccomando la lettura.

 

Prima tappa: Da Cogne al Rifugio Vittorio Sella per il Colletto dell’Ouille

Dislivello in salita: complessivamente 1220 m circa

Dislivello in discesa: complessivamente 190 metri circa

Durata: ore 4,20/4,30

Difficoltà: E fino al Colletto dell’Ouille; EE la traversata fino al Rifugio Sella

Punto di appoggio: Rifugio Vittorio Sella, 2584 m. Telefono: 0165.74310

Caratteristiche: Tappa alternativa rispetto alla normale salita al Rifugio Sella da Valnontey. Si tratta di un’escursione più impegnativa, ma molto interessante, degna “introduzione” all’intero percorso del giro del Gran Paradiso. Fino al Colletto dell’Ouille (2480 m circa) il percorso è una normale escursione; poi il sentiero, sempre ben tracciato, percorre una lunga traversata in quota (diversi saliscendi) su pendii erbosi molto ripidi caratterizzati anche da notevoli salti rocciosi. Alcuni tratti del percorso sono attrezzati. Dal Colletto dell’Ouille in poi il panorama sulla Valle di Cogne e sulla Valnontey è stupendo. Date le caratteristiche del terreno è bene assicurarsi della percorribilità della traversata telefonando al Rifugio Vittorio Sella.

 

Seconda tappa: Dal Rifugio Vittorio Sella al Rifugio Federico Chabod

Dislivello in salita: complessivamente 1440 m circa

Dislivello in discesa: complessivamente 1320 m circa

Durata: ore 7,00/7,40

Difficoltà: E con tratti EE

Punto di appoggio: Rifugio Federico Chabod, 2710 m. Telefono: 0165.95574  

Caratteristiche: Bellissima traversata, lunga e con un notevole dislivello. Dal Rifugio Sella si sale al Colle del Loson (3296 m) da cui si scende nel Vallone di Leviona (Valsavarenche) seguendo il sentiero dell’Alta Via n. 2 della Valle d’Aosta. Lasciato questo sentiero, si risale il solitario vallone sotto la parete Nord-Ovest dell’Herbetet. Per raggiungere il Rifugio Chabod bisogna scavalcare la dorsale rocciosa Gran Neyron-Punta Money superando un ripido tratto in buona parte attrezzato che porta all’intaglio del “Passaggio del Gran Neyron” (3252 m). Tutto il percorso della tappa è segnalato con segnavia gialli, particolarmente utili nel vallone morenico sotto l’Herbetet, dove il sentiero (altrimenti evidente) si riduce a una debole traccia. In presenza di neve (all’inizio della stagione estiva) il superamento dei due colli potrebbe richiedere l’uso di piccozza e ramponi.

 

Terza tappa: Dal Rif. Chabod al Rif. Vittorio Emanuele II - salita del Gran Paradiso

Dislivello in salita: 1350 m

Dislivello in discesa: 1330 m

Durata: ore 7,00/8,00

Difficoltà: PD la salita; F/F+ la discesa

Punto di appoggio: Rifugio Vittorio Emanuele II, 2732 m. Telefono: 0165.95920

Caratteristiche: Tappa alpinistica che permette di raggiungere la vetta di uno dei 4000 più frequentati delle Alpi. La salita lungo il Ghiacciaio di Laveciau è pressoché sempre tracciata, ma richiede comunque attenzione per la presenza di molti crepacci anche di notevoli dimensioni. E’ assolutamente necessario legarsi in cordata, avere una sufficiente preparazione alpinistica ed essere adeguatamente attrezzati per una salita su ghiacciaio. Il passaggio che conduce sulla punta rocciosa con la Madonnina (vetta tradizionale; panorama straordinario) è facile ma molto esposto (ci sono due spit). La discesa verso il Rifugio Vittorio Emanuele II è più facile (traccia pressoché sempre presente), ma va percorsa sempre in cordata e con la dovuta attenzione.

 

Quarta tappa: Dal Rifugio Vittorio Emanuele II al Rifugio Pontese

Dislivello in salita: complessivamente 920 m circa

Dislivello in discesa: complessivamente 1450 m circa

Durata: ore 7,20

Difficoltà: EE fino al Bivacco Ivrea e in parte fino al Colle dei Becchi; poi E

Punto di appoggio: Rifugio Pontese, 2200 m. Telefono: 0124.800186 

Caratteristiche: Tappa molto lunga (ma con un dislivello in salita inferiore alle altre), in ambiente solitario, dominato dal roccioso versante meridionale delle cime del gruppo del Gran Paradiso. Dal Rifugio Vittorio Emanuele II al Bivacco Ivrea ci si muove sempre su terreno morenico e bisogna attraversare il tranquillo Ghiacciaio di Noaschetta (su consiglio del custode del rifugio Vittorio Emanuele II, noi ci siamo legati, ma non abbiamo trovato segni della presenza di eventuali crepacci). Non ci sono né tracce, né ometti, né segnavia, ma, con buona visibilità non ci sono particolari problemi di orientamento (specialmente se si è muniti di relazione e cartina). Il tratto più impegnativo è costituito dalla salita al Colle del Gran Paradiso (3345 m) per il suo versante occidentale: se il ripido pendio è innevato può richiedere l’uso di piccozza e ramponi, ma non presenta eccessive difficoltà; quando è privo di neve richiede particolare attenzione perché si riduce a una colata di fine detrito e sassi poco stabili. Dal Bivacco Ivrea al Rifugio Pontese si segue un tratto dell’Alta Via Canavesana, per cui si ritrovano il sentiero (assente solo lungo le pietraie che coprono i due versanti del Colle dei Becchi, 2990 m), i segnavia, gli ometti e i cartelli indicatori.

 

Quinta tappa: Dal Rifugio Pontese a Cogne

Dislivello in salita: 1110 m circa

Dislivello in discesa: 1750 m circa

Durata: ore 8,15/9,30

Difficoltà: EE (E sul fondo della Valeille); PD-/PD la discesa del Ghiacciaio di Valeille

Caratteristiche: Tappa molto lunga, specialmente in discesa, che si svolge di nuovo in ambiente solitario (almeno finché non ci si avvicina a Lillaz). La salita al Colle di Teleccio (3304 m) si effettua all’inizio lungo un discreto sentierino con vecchi segnavia rossi (è il sentiero di accesso al Bivacco Carpano, che però non si raggiunge), poi su terreno morenico (tracce e qualche ometto) e quindi sul tranquillo Ghiacciaio di Teleccio, dove non è necessario legarsi (noi non lo abbiamo fatto e non abbiamo trovato i segni di eventuali crepacci). Il pendio che porta al colle ha le stesse caratteristiche di quello che sale al Colle del Gran Paradiso. La discesa dal versante opposto lungo il Ghiacciaio di Valeille presenta invece difficoltà alpinistiche: per quanto ormai di ridotte dimensioni, questo ghiacciaio è ripido nella parte alta e crepacciato in quella mediana. E’ quindi necessario legarsi e procedere adeguatamente attrezzati e preparati. Forse la difficoltà che ho indicato (PD-/PD) può essere considerata eccessiva, ma in stagione avanzata (fine luglio) a noi non è apparso affatto “facile” (si tenga anche presente che molto difficilmente si troveranno tracce di passaggio). Una volta fuori dal ghiacciaio, sulla morena alla sua sinistra idrografica, si incontra il sentiero di accesso al Bivacco Malvezzi-Antoldi (che non si raggiunge, se non con una risalita di alcune decine di metri), segnalato con segnavia gialli. Si segue questo sentiero lungo la morena (ripida nella parte alta) poi sul lato sinistro idrografico della Valeille (nel primo tratto sul fondovalle il sentiero si perde un po’ tra l'erba e i cespugli), raggiungendo il villaggio di Lillaz e, con una comoda passeggiata, Cogne.

 

Sintesi

Dislivello totale in salita: 6040 metri circa (media giornaliera: 1210 metri circa)

Dislivello totale in discesa: 6040 metri circa (media giornaliera: 1210 metri circa)

Difficoltà: da E a PD

Durata: ore 34,00/37,00 (media giornaliera: ore 6,50/7,25)

 

Attrezzatura

Corda (noi ne abbiamo portata una leggera da 30 metri), piccozza, ramponi, un paio di chiodi da ghiaccio, qualche cordino e qualche moschettone. Abbigliamento adatto alle quote raggiunte.

 

Periodo migliore

Teoricamente l’escursione è effettuabile durante tutta la stagione di apertura estiva dei rifugi. Tuttavia è decisamente preferibile la prima metà della stagione (tra la fine di giugno e la fine di luglio), quando c’è ancora abbastanza neve e quando i ghiacciai dovrebbero essere ancora in condizioni accettabili.  Il momento ideale, secondo me, sarebbe quello in cui il Colle del Loson e il Passaggio del Gran Neyron sono già superabili agevolmente, mentre i pendii da salire per raggiungere il Colle del Gran Paradiso e il Colle di Teleccio sono ancora almeno in parte innevati, condizione preferibile alla loro riduzione a colate di detrito e sassi un po’ instabili (come li abbiamo trovati noi). Una telefonata ai rifugi permetterà di avere le informazioni utili sulle condizioni della montagna.

 

Logistica

Tutti i rifugi dove è previsto il pernottamento sono molto frequentati, in particolare il Rifugio Chabod e il Rifugio Vittorio Emanuele II (decisamente frequentatissimi), per cui è necessaria la prenotazione.

Parcheggio a Cogne: nella bella località valdostana ci sono diversi parcheggi liberi. Se non si arriva troppo tardi in un giorno festivo, non sarà difficile trovare il posto per la macchina senza andare a cercarlo troppo lontano dal punto di partenza dell’itinerario.

 

Cartografia

Tutto l’itinerario è contenuto nel foglio 101 (Gran Paradiso, Grivola, Cogne) dell’Istituto Geografico Centrale (IGC). Si tratta di una bella cartina escursionistica in scala 1:25.000. L’ultima edizione tiene conto delle trasformazioni subite dai ghiacciai e riporta con buona fedeltà l’intero percorso.

 

Relazione delle singole tappe

La relazione è aggiornata al mese di luglio 2017. Cliccare sui nomi per accedere alle singole tappe.

PRIMA TAPPA

SECONDA TAPPA

TERZA TAPPA

QUARTA TAPPA

QUINTA TAPPA

 

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