Cima Mondini - Sperone sud

Roccia

SCHEDA TECNICA

DISLIVELLO: 980 m al rifugio; 560 m dal rifugio alla cima

DURATA: 5 ore dall'attacco

DIFFICOLTA': III e III+ con due passaggi di IV-

AGGIORNAMENTO RELAZIONE: giugno 2002

 

Le Alpi del Sud: Liguri, Marittime, Argentera, Marguareis, per molti alpinisti sono solo nomi che, forse, corrispondono a qualche ricordo scolastico (quando si studiava geografia imparando a memoria la ripartizione della catena alpina e i nomi delle cime principali). Invece sono un microcosmo alpino particolare e suggestivo, pieno di fascino. Ci sono cime frequentate (per esempio l'Argentera) e pareti difficili e famose (penso soprattutto al Corno Stella, dove hanno lasciato la loro impronta scalatori di grande valore e varia provenienza), ma non è questo il tratto dominante di queste montagne. 

Ho imparato ad amare questo ambiente tanti anni fa, durante il servizio militare nel corpo degli alpini (poteva essere diversamente?); sono rimasto per almeno sei mesi a Borgo San Dalmazzo (Cuneo) e durante qualche libera uscita domenicale e soprattutto durante i campi e le esercitazioni ho potuto percorrere qualche vallone, raggiungere un colle o una piccola cima, respirare il clima di questo ambiente, riempirmi gli occhi e la memoria dei suoi paesaggi. Vedevo gli alpinisti salire verso i rifugi, chiedevo informazioni e li accompagnavo con la mia invidia, prima di tornare ad occuparmi della trasmittente per collegarmi col campo base, con la caserma o con Torino (sede del Reggimento). Qualche anno più tardi, durante una vacanza in Val Varaita, avevo salito con gli amici alcune vie in perfetta e solitaria beatitudine (Visolotto, Rocca Gialeo, Rocce Meano), sperimentando quello che più mi piace: un alpinismo fatto di spazi liberi e silenziosi, dove incontrare più da vicino la natura della montagna, senza l'affollamento dei gruppi montuosi rinomati e famosi.

Sulla base di questi ricordi è nata poi l'idea di salire questa via sulla Cima Mondini, scoperta sfogliando le pagine di una bella guida pubblicata anni or sono dal CDA di Torino e interamente dedicata alle "Montagne d'oc" (Liguri, Marittime e Cozie). La Cima Mondini (m 2915) si trova sulla destra orografica del Vallone di Lourousa, famoso soprattutto per l'omonimo Canalone nevoso che sale all'Argentera e per la parete nord-est del Corno Stella. Noi abbiamo compiuto la salita agli inizi di settembre. Eravamo l'unica cordata impegnata sulla via: abbiamo quindi arrampicato  nella tranquillità più totale, accompagnati da un sole magnifico e da un silenzio incredibile. L'incontro con due camosci al sommo del primo salto è stato il coronamento di una giornata straordinaria in cui ci siamo sentiti davvero in armonia con il mondo circostante.

La salita dello sperone sud presenta un'arrampicata molto bella con uno sviluppo di 700 metri; la roccia è quasi sempre ottima e le difficoltà sono pressoché costantemente di III/III+ con qualche tratto più facile e alcuni passaggi di IV-. Ci sono numerosi chiodi, ma solo alcune soste sono attrezzate; cordini (lunghi), nut o friend trovano però facile applicazione e possono sopperire alle eventuali mancanze.

Per la salita della via, la base ideale è il Rifugio Morelli-Buzzi (m 2351, 45 posti, tel. 0171.97394), posto quasi alle testata del vallone di Lourousa. Per raggiungerlo, da Cuneo si sale alle Terme di Valdieri (m 1368) in fondo alla Valle Gesso. Appena prima delle terme, attraversato un ponte (parcheggio), si prende un bellissimo sentiero segnalato che sale e si inoltra nel Vallone di Lourousa raggiungendo il rifugio (3 ore)

Dal rifugio si segue il sentiero per il Colletto di Lourousa fino a un piccolo laghetto da cui, a sinistra, si sale direttamente alla base dello zoccolo che precede lo sperone (30/40 minuti). Con due tiri (III+, II, III) si supera lo zoccolo, giungendo all'inizio della cresta vera e propria. Seguendone il filo si supera con diverse lunghezze di corda molto belle (III, III+, un passo di IV-) il primo salto della cresta. Segue un tratto a gendarmi che si percorre interamente (II e III) fino alla base di un torrione di circa 40 metri. Obliquando a sinistra ci si porta al centro di una placca biancastra; si supera la fessura che la solca al centro (III+) e, aggirato uno strapiombo sulla sinistra (III), si arriva in cima al torrione. Discesi alla successiva forcella (II), si attacca il secondo balzo dello sperone che si supera sempre sul filo con diverse lunghezze di corda (III e III+). Vinta infine una placca rossastra (IV-), si segue un nuovo tratto a gendarmi (II e II+) che culmina con la vetta (5 ore)

Discesa: seguendo le indicazioni della guida che ho citato, noi siamo scesi (in poco meno di 2 ore) dal canalone ovest, raggiungibile facilmente dalla cima scendendo alla forcella successiva. Il fondo è detritico e noi abbiamo trovato più comodo sfruttare il più possibile la sua sponda destra orografica, di rocce più salde e facili (I). Per scendere il salto più cospicuo e impegnativo del canale (12 metri), all'altezza di un caratteristico masso incastrato, ci siamo aiutati con la corda. Questa discesa presenta però due inconvenienti: la neve vi si mantiene abbastanza a lungo e quindi (a meno di fare, come noi, la salita in stagione avanzata) occorre portare piccozza e ramponi perché il canale è ripido; inoltre sfocia nel Vallone di Lourousa piuttosto a valle rispetto al rifugio, costringendo a risalirvi se si deve recuperare del materiale. E' possibile però scendere la parete sud della Cima Mondini (a destra dello sperone) dapprima per facili cenge, poi per un canale (corda doppia, ancoraggio sul posto). Questa via, decisamente consigliabile, riporta proprio al rifugio ed è libera molto presto dalla neve. Non sono però in grado di descriverla: è comunque possibile ottenere le informazioni necessarie al rifugio.

 

BIBLIOGRAFIA

Andrea Parodi, Fulvio Scotto, Nanni Villani, MONTAGNE D'OC, Cda, Torino, 1985

Euro Montagna,Lorenzo Montalto, Francesco Salesi, ALPI MARITTIME, volume II, CAI/TCI (Guida dei Monti d'Italia), 1990

 

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