Salbitschijen - Cresta sud

Roccia

SCHEDA TECNICA

DISLIVELLO: 900 m al rifugio; 380 m all'attacco; 500 m alla cima

DURATA: 6 ore dall'attacco

DIFFICOLTA': IV e IV+ con alcuni passaggi di V-/V e uno di A0

AGGIORNAMENTO RELAZIONE: dati tecnici: luglio 1990; dati logistici: giugno 1999

 

Bestem granit: in tedesco vuol dire "ottimo granito". Per diversi anni queste due parole sono state uno slogan per me e Paolo. Ci eravamo innamorati delle montagne della Svizzera Centrale e, come aveva detto un amico, ci eravamo impegnati a "spazzettarle", salendo quasi sistematicamente parecchie vie. Avevo scoperto quelle montagne grazie ad una guida uscita all’inizio degli anni Ottanta a cura del Cai di Varese; l'aveva scritta il grande Franco Malnati, scomparso alcuni anni fa travolto da una valanga durante un’uscita di scialpinismo. Non so se quella guida è ancora in giro; ne dubito, ma sarebbe bello che lo fosse perché aveva due caratteristiche che la rendevano particolare: era a fogli staccabili (forniva anche le buste di plastica per portarsi dietro le pagine con l’itinerario, la foto della via e un particolare della carta nazionale svizzera con la zona interessata) e conteneva un gran numero di salite "medie" (38 itinerari su 56 sono compresi tra il terzo e il quarto grado superiore). Una vera miniera di proposte per l'arrampicatore medio.

Molte di quelle vie non sono solo di roccia ottima; hanno anche quella che noi ormai chiamiamo "chiodatura svizzera": tanti chiodi anche sul "facile", a tutto vantaggio della sicurezza e della tranquillità dell'arrampicata. In diversi anni io e Paolo (talvolta con qualche altro amico) ne avevamo percorse parecchie e avevamo preso molta confidenza con quel tipo di arrampicata; intanto crescevano anche le difficoltà che superavamo e così a poco a poco si era affacciata l’idea di affrontare quella che è considerata una delle vie "medie" più belle delle Alpi: la cresta sud del Salbitschijen (m 2981).

Si tratta di una salita lunga (500 metri di dislivello) e davvero magnifica: una successione di placche saldissime e rugose con difficoltà pressoché continue di IV e IV+ con qualche passaggio di V e uno di V+ superabile in Ao. Sulla via i chiodi sono numerosi, ma una serie di nut o qualche friend (adattissimi a questo tipo di roccia) sono sempre utili (noi li abbiamo usati in diverse occasioni). La via si trova nella Göschener Tal, che si raggiunge facilmente dall'Italia con l'autostrada del San Gottardo, uscendo a Göschenen, appena passato il tunnel sotto il valico.

Il punto d'appoggio ideale è costituito dalla Salbithütte, un bel rifugio tipicamente svizzero (ordinato e pulito per quanto frequentatissimo), situato in posizione panoramica proprio al cospetto della nostra montagna. Per raggiungerlo (ci vogliono circa 2,30 ore) si risale brevemente la Göschener Tal fino ad Abfrutt (2,5 km da Göschenen, m 1192). Si lascia la macchina poco dopo il paesino e si segue un sentiero evidente e segnalato che raggiunge dapprima l'idillico alpeggio di Regliberg e poi, su terreno meno ripido e più aperto, il rifugio del Club Alpino Svizzero (m 2105, 60 posti, tel. 041.8851431).

Dal rifugio si segue verso ovest un sentierino abbastanza evidente; giunti in prossimità della cresta bisogna superare uno stretto canale roccioso/erboso (qualche passaggio di I e uno di III); poi, attraversata la zona di erba e roccia che fascia alla base la prima torre della cresta (Salbitzahn), ci si porta ad una sella a valle della stessa torre (1/1,30 ore dal rifugio).

Un paio di tiri facili un po' a destra del filo conducono alla base di un diedro che porta in cresta. Si segue la cresta per una ventina di metri, poi ci si porta un po' a destra, alla base di un camino di 12 metri (Müller-kamin). Superato il camino (V-, tre chiodi), con altri due tiri si raggiunge la sommità della torre. Una doppia da 20 metri depone alla forcelletta (Zahnscharte) da dove inizia il tratto più bello della via (a questo punto si può giungere anche direttamente dalla fascia di erba e rocce con arrampicata di III).

Dalla forcelletta un tiro un po' a sinistra del filo conduce lungo alcuni diedri (III) ad una stretta forcella. Si supera una placca di 6 metri (V, 2 chiodi) con arrampicata delicata e tecnica; per una fessura ci si porta a destra in un magnifico diedro esposto (V-, 3 chiodi) che porta sul filo; una successiva placca (6 m, IV+, 2 chiodi) solcata da una bellissima lama verticale conduce ad un'ampia sosta. Si contorna a sinistra una piccola torre e si sale sullo spigolo con un tiro magnifico, all'inizio più tecnico (IV+, 2 chiodi), poi più semplice (III e IV) fino alla sosta. Ancora un tiro nei pressi dello spigolo conduce alla base di una placca molto bella. Si sale la placca verso lo spigolo per 15 metri: i primi 11/12 metri sono di IV+ (4 chiodi), gli ultimi 3/4 sono di V+ ma si possono superare in Ao (2 chiodi). Ancora 10 metri lungo lo spigolo (V-, 1 chiodo) e si giunge ad un piccolo ma buon terrazzino. Il tiro successivo conduce alla base di una guglia sottile e caratteristica. Si sale fino a metà della guglia, poi si traversa a sinistra (ovest) e si giunge (IV) ad una piccola ed esposta forcellina. Si attacca quindi la Plattenturm, raggiungendone la cima lungo lo spigolo caratterizzato da splendide lame verticali (IV+). Una doppia di una ventina di metri deposita ad una nuova stretta forcella posta alla base della Zwillingsturm. Con un nuovo bellissimo tiro (IV e IV+) lungo lo spigolo ci si porta nei pressi della sommità della torre, che si raggiunge con un delicato traverso a destra. Con facile arrampicata (II) si scende alla successiva forcella. La prossima torre, di roccia rotta, si contorna facilmente a sinistra, giungendo alla base delle rocce finali. Lasciando il filo della cresta, ci si sposta ancora verso sinistra e, con percorso meno obbligato, per gradoni e placche fessurate (III e III+) ci si porta sulla cresta est lungo la quale (tenendosi sul suo versante nord) si arriva facilmente alla base della guglia finale, dove si trova il libro di vetta. Il superamento dell'ago sommitale avviene con una dülfer molto esposta (IV) di una decina di metri (6 ore dall'attacco, secondo le guide; noi, arrampicando in tre, ci abbiamo messo 8 ore!).

Discesa: percorsa per un breve tratto la cresta est, ci si abbassa per il facile versante nord prima per rocce rotte, poi per nevaio, fino ad un canalone che, scendendo verso est, porta in breve tempo ai prati dove si incontra il comodo sentiero che riporta alla Salbithütte. Questa discesa non pone particolari problemi (qualche passo di I) perché ci sono numerose tracce di passaggio, bolli rossi e alcuni ometti. E' anche abbastanza veloce: in circa 1,30 ore si è di nuovo al rifugio.

 

BIBLIOGRAFIA

CAI, Sezione di Varese, ASCENSIONI SCELTE DELLA SVIZZERA CENTRALE, Grafiche Nicolini, 1981

Jürg Von Känel: SCHWEIZ PLAISIR OST- Edition Verlag Filidor (in tre lingue, italiano compreso, facilmente reperibile in Italia)

 

Roccia