Chiavenna: il Parco Paradiso

e il Parco delle Marmitte dei Giganti

 

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Il Parco Paradiso

Il giardino botanico-archeologico "Parco Paradiso" si trova subito a Est delle case di Chiavenna ed è formato dai due colli del Paradiso e del Castellaccio, separati dalla profonda spaccatura della Caùrga e collegati da un'ardita passerella. Il parco, che è inserito nella più vasta area protetta delle "Marmitte dei Giganti", fu istituito nel 1955 e oggi fa parte del Museo della Valchiavenna. Una passeggiata lungo i numerosi sentieri che lo percorrono è consigliabile sia per il panorama che si gode sul centro storico di Chiavenna, sia per le numerose attrattive che lo caratterizzano: aspetti ambientali, varietà botaniche anche rare, resti archeologici e storici: dai ruderi delle mura e dell'antica rocca di Chiavenna alla Caùrga, dai manufatti artistici e architettonici in pietra ollàre alla pavimentazione in botón dei vialetti. Nell'edificio del Torrione, infine, si trova la sezione naturalistica del Museo della Valchiavenna.

 

Orario di apertura (2013):

estivo (aprile-ottobre): da martedì a domenica, 10,00-12,00 e 14,00-18,00.

invernale (novembre-marzo): da martedì a sabato, 14,00-17,00; domenica, 10,00-12,00 e 14,00-17,00

 

Costo dell'ingresso: 3,00 € (ridotto: 1,50 €)

L'entrata del Parco Paradiso si trova in via Quadrio, presso la "Ca' Rossa" (visibile sulla sinistra della foto). Proprio all'ingresso ci accoglie questo giardinetto con alcune specie floreali, alcune statue e diversi cippi e pietre miliari raccolti lungo le strade della zona. Nella fotografia a destra si vede un curioso particolare della pavimentazione dei vialetti del parco, realizzata con i botón, cioè con gli scarti della tornitura della pietra ollàre.

Due particolari del giardino botanico, ricco di specie vegetali non solo alpine (nella foto a sinistra si vedono delle palme), ma anche di manufatti in pietra ollàre (come il vaso sulla sinistra) e di statue. L'insieme è suggestivo. Le specie arboree e floreali presenti sono identificate da cartelli con i loro nomi.

Nella foto a sinistra vediamo un'Agave americana. Le Agavi sono piante originarie delle zone tropicali e subtropicali che, per le loro caratteristiche hanno trovato ampia diffusione nella regione mediterranea. Nel Parco paradiso ce ne sono diversi esemplari. Nella foto a destra vediamo invece la Caùrga, la profonda e larga fenditura che separa i due colli del "Paradiso" e del "Castellaccio". La Caùrga era una cava di pietra ollàre utilizzata già Romani e poi rettificata a scopi difensivi. Sulle sue pareti sono ancora evidenti i segni dell'attività di scavo per l'estrazione della pietra (visibili sulle rocce a sinistra).

 

Sui colli "Paradiso" e "Castellaccio" sorgeva un tempo la Rocca di Chiavenna, già nominata in documenti del X secolo, ricostruita dai Visconti nel XIV secolo e rafforzata con la trasformazione della Caùrga in una trincea lunga 150 m e alta circa 50 che serviva a meglio isolare l'edifico. Nel 1639 la rocca fu definitivamente smantellata e oggi, sulle cime dei due colli, si vedono solo i resti delle sue fondamenta.

Il Parco delle Marmitte dei Giganti

Il Parco delle Marmitte dei Giganti si trova poco fuori Chiavenna, verso Nord-Est, all'imbocco della Val Bregaglia. Comprende al suo interno l'omonima Riserva Naturale, istituita nel 1983 e attualmente gestita dalla Comunità Montana della Valchiavenna. Il parco è facilmente percorribile seguendo le indicazioni lungo i sentieri e le vecchie mulattiere che un tempo portavano alle cave di pietra ollàre. Alcuni cartelli illustrano i principali elementi di interesse del parco: i fenomeni glaciali e le marmitte dei giganti, l'estrazione della pietra ollàre e le incisioni rupestri (che però non sono di facile individuazione sul terreno). Da quest'anno (2013), il parco ospita anche GIGART, una manifestazione permanente di arte contemporanea voluta dal Comune di Chiavenna e dalla Comunità Montana per valorizzare l'offerta turistica e culturale della valle. Le opere sono realizzate quasi interamente con materiali naturali (sassi, foglie, rami o tronchi) e rimarranno esposte fino al loro naturale degrado, quando ritorneranno nel ciclo di quella natura che le ha ispirate.

 

La visita del parco può svolgersi seguendo un percorso ad anello, ad esempio partendo dalla stretta via Poiatengo, che si imbocca da via Quadrio pochi metri a sinistra dell'ingresso del "Parco Paradiso". Superati i crotti di Poiatengo, si sale a destra nel bosco e si procede lungo i sentieri fino al Sasso Dragone, punto culminante del percorso. Si prosegue quindi in discesa, tornando a Chiavenna lungo la Val Capiola, nella quale si trova anche l'area di sosta di Prato Grande (fontana). Al termine del percorso si arriva a Chiavenna nella zona del cimitero e dei crotti di Pratogiano. L'itinerario, che può essere effettuato anche in senso opposto, ha dislivello di circa 200 metri e si percorre in circa 1,30 ore (riducibili o aumentabili a seconda del tempo che si vuol dedicare all'osservazione dei fenomeni naturali e alla lettura dei cartelli illustrativi).

 

I fenomeni dovuti all'erosione glaciale sono il principale punto di interesse del parco, che costituisce un vero e proprio museo naturale all'aperto. Si possono osservare, come nella foto a sinistra, rocce levigate che presentano striature longitudinali operate da massi costituiti da materiale più resistente e trascinati dal movimento del ghiacciaio che un tempo riempiva la valle. Nella foto a destra vediamo invece una delle tante "marmitte dei giganti" che hanno dato il nome al parco. I torrenti formati dall'acqua di fusione superficiale del ghiacciaio, quando incontravano un crepaccio, vi precipitavano trasportando sassi e detriti. Nella caduta, l'acqua e i sassi acquistavano un movimento vorticoso che erodeva le rocce sottostanti, arrotondando i sassi e scavando buche profonde dalle forme più strane che, per le loro dimensioni, hanno preso il nome di "marmitte (= pentole) dei giganti".

Anche in queste foto vediamo i risultati dell'azione erosiva del ghiacciaio su una parete (a sinistra) e su una roccia levigata che ha subito il processo descritto nella didascalia precedente (a destra).

Nel parco sono osservabili anche i segni dell'antica attività di estrazione della pietra ollàre. Con questo termine si definiscono diversi tipi di rocce che, per le loro caratteristiche, sono adatti a essere lavorati al tornio per ricavarne pentole e recipienti ("olle"). La pietra ollare è un materiale refrattario, resiste agli sbalzi di temperatura, accumula lentamente il calore e lo mantiene a lungo, non assorbe i cibi e non conferisce alcun gusto estraneo: è dunque l'ideale per realizzare recipienti da fuoco per cucinare. L'estrazione della pietra ollàre era attuata da una manodopera particolarmente specializzata: come si vede nella foto a sinistra, infatti, i blocchi da asportare e tornire erano già semilavorati sulle pareti delle cave. Nella foto a destra vediamo invece un'opera realizzata all'interno del parco nell'ambito di GIGART: si intitola "Bambini sperduti" ed è stata realizzata dallo scultore Matteo Lisignoli.

NOTA. Le informazioni contenute in questa pagina sono state ricavate dal sito "valchiavenna.com" e dai depliant illustrativi reperibili all'ingresso del "Parco Paradiso" o presso l'Ufficio Informazioni Turistiche (Stazione ferroviaria).

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