Anello del Bitto

Da Morbegno a Morbegno attraverso la Val Gerola e la Valle di Albaredo

(Orobie valtellinesi/Lombardia)

Escursionismo

 

INTRODUZIONE

 

Ho dato questo nome (forse poco originale) a un percorso circolare che parte da Morbegno (Bassa Valtellina) e arriva nello stesso luogo dopo quattro giorni di cammino. Bitto è il nome di un torrente tributario dell’Adda che, con i suoi due rami (il Bitto di Gerola e il Bitto di Albaredo) e i suoi numerosi piccoli affluenti, ha scavato le due valli omonime che si aprono sul versante sinistro idrografico della Valtellina, nelle Orobie valtellinesi; ma è anche il nome di uno straordinario formaggio che, con la sua grande tradizione, è uno dei simboli della produzione casearia lombarda.

 

Frequento queste due valli da molto tempo e recentemente avevo pensato a un itinerario che, sfruttando i diversi rifugi presenti, permettesse di percorrerle interamente. Quest’estate ho avuto l’occasione di sperimentarlo e ora lo presento sulla pagine del sito, perché penso che valga davvero la pena di affrontarlo. L’itinerario riunisce due tappe (la seconda e la terza) della Gran Via delle Orobie e, almeno in parte, due vie storiche, la Via Priula e l’Antica Strada della Val Gerola.

 

A parte la terza tappa, lungo la quale si affrontano alcuni tratti un po’ più impegnativi (ma sempre nell’ambito delle difficoltà escursionistiche), l’itinerario si svolge tutto su ottimi sentieri, su belle mulattiere e su stradine sterrate di servizio agli alpeggi. Difficoltà: E

 

I segnavia sono presenti su tutto il percorso e sono quelli tradizionali a bandierine bianche e rosse (o rosse, bianche e rosse); tuttavia la distribuzione della segnaletica orizzontale non è omogenea: in alcuni tratti è frequente e realizzata da poco, in altri è più rada e  più vecchia (nella prima tappa, da Rasura al Rifugio Bar Bianco, il segnavia prevalente è tuttavia costituito da frecce bianche). I cartelli indicatori non mancano e sono presenti praticamente in tutti i punti in cui risultano utili (nei rari casi in cui mancano, spero siano chiare le indicazioni contenute in questa relazione).

 

L’ambiente in cui si svolge l’itinerario è quello della media montagna (il punto più alto è il Forcellino, 2050 m, che si tocca nel corso della terza tappa), caratterizzato da boschi, pascoli, rocce, laghi e zone umide. Non ci sono ghiacciai e, in estate, la neve si mantiene solo in piccole macchie nei luoghi più alti ed esposti a Nord, che non interessano il percorso descritto. Il paesaggio è quindi diverso da quello che fa da sfondo ad altri percorsi più noti e famosi, ma ha una sua caratteristica bellezza, ora più dolce, ora più rude e aspra. Molto bello è il panorama sulle vicine Alpi Retiche, con magnifiche visioni sui gruppi del Pizzo Badile/Pizzo Cengalo, del Monte Disgrazia e del Pizzo Bernina. Non va poi dimenticato che l’ultima tappa si svolge tutta lungo il tracciato della Via Priula, l’antica via commerciale fatta costruire nel 1593 dal podestà veneto di Bergamo Alvise Priuli per collegare la Pianura Padana con la Valtellina e le regioni a Nord delle Alpi senza passare per i territori ostili del Ducato di Milano (la Via Priula scavalca le Alpi Orobie al Passo San Marco, dove oggi passa anche la strada provinciale che collega la Valtellina e la Val Brembana). Una caratteristica di queste valli è infine la presenza di molti alpeggi ancora caricati in estate con vacche e capre (le due specie animali il cui latte è alla base della produzione del Bitto). Questo fa sì che l’ambiente sia ricco di vita alpestre, ma ha determinato anche la costruzione di numerose stradine sterrate per consentire agli allevatori di raggiungere agevolmente i pascoli estivi con mezzi motorizzati. Devo ammettere che queste strade rappresentano ai miei occhi una contraddizione: ne comprendo l’utilità per salvare la pastorizia alpina, ma non posso non riconoscere le ferite che spesso aprono sui fianchi delle montagne. Nel caso specifico dell’itinerario proposto, queste strade consentono anche di raggiungere due dei rifugi indicati come posto tappa: il Rifugio Bar Bianco (strada aperta a tutti, ma con permesso acquistabile a Rasura) e il Rifugio Trona Soliva (strada percorribile solo dagli autorizzati). Il terzo rifugio, cioè il Rifugio Passo San Marco 2000, si trova invece proprio sulla strada provinciale del Passo San Marco.

 

NOTA EMERGENZA COVID. A causa delle direttive per fronteggiare l’emergenza determinata dall’epidemia di Covid 19, nell’estate del 2020 il Rifugio dell’Alpe Stavello non ha aperto e il Rifugio Passo San Marco 2000, pur essendo aperto come ristorante, non fa servizio di alberghetto (non è quindi possibile pernottare). Per fare il giro, ho dormito al Rifugio Salmurano e ho poi concluso l’escursione con una lunga quarta tappa (dal Rifugio Salmurano al Rifugio Ca’ San Marco e quindi a Morbegno) che ha richiesto 7,10 ore di effettivo cammino.

 

Se si vuole utilizzare l’autobus di linea per accorciare la prima e l’ultima tappa, occorre tener presente che, sempre per le disposizioni relative all’emergenza Covid 19, i biglietti non si possono fare sul pullman, ma vanno acquistati a terra (a Morbegno sono in vendita all’ufficio del Consorzio Turistico Valtellina, in piazza Mario Enrico Bossi).

 

 

L’ITINERARIO

 

PRIMA TAPPA: DA MORBEGNO AL RIFUGIO BAR BIANCO

DISLIVELLO IN SALITA: 1250 m c.a da Morbegno; 810 m c.a da Rasura

DURATA: ore 4,30 da Morbegno; ore 2,00 da Rasura

DIFFICOLTÀ: E

PUNTO DI APPOGGIO: Rifugio Bar Bianco, 1522 m, tel.320.0833373

CARATTERISTICHE: la tappa si svolge su sentieri, mulattiere e su strade o stradine asfaltate (specie nell’attraversamento dei centri abitati, come Sacco, se si sale da Morbegno, o Rasura).  

L’autobus della linea STPS A15 che sale in Val Gerola e ferma a Rasura parte dalla stazione ferroviaria di Morbegno e ferma anche al tornante all’uscita della città, dove inizia la strada che sale in Val Gerola (la fermata è davanti al Bar Pasticceria Dolce Forno). Nelle vicinanze (anche nel confinate comune di Cosio Valtellino) ci sono alcuni parcheggi liberi. Le corse giornaliere sono pochissime (per gli orari consultare il sito della STPS – Società Trasporti pubblici Sondrio).

 

SECONDA TAPPA: DAL RIFUGIO BAR BIANCO AL RIFUGIO TRONA SOLIVA

DISLIVELLO IN SALITA: 930 m circa complessivi

DISLIVELLO IN DISCESA: 540 m circa complessivi

DURATA: ore 5,00

DIFFICOLTÀ: E

PUNTO DI APPOGGIO: Rifugio Trona Soliva, 1907 m, tel.338.7518900

CARATTERISTICHE: la tappa si svolge su buoni sentieri segnalati (cartelli indicatori e segnavia bianchi e rossi non particolarmente frequenti) e, in piccola parte, su strade sterrate (su strada asfaltata per un brevissimo tratto a Laveggiolo). Durante la tappa si passa dal Rifugio Alpe Stavello (agriturismo).

 

TERZA TAPPA: DAL RIFUGIO TRONA SOLIVA AL RIFUGIO PASSO SAN MARCO 2000

DISLIVELLO IN SALITA: 650 m circa complessivi

DISLIVELLO IN DISCESA: 740 m circa complessivi

DURATA: ore 5,30

DIFFICOLTÀ: E (con qualche breve tratto un po’ più impegnativo)

PUNTO DI APPOGGIO: Rifugio Passo San Marco 2000, 1831 m, tel. 0345.86020

CARATTERISTICHE: la tappa si svolge su sentieri e mulattiere ben segnalati (cartelli indicatori e segnavia bianchi e rossi). In alcuni tratti si percorrono strade sterrate. Alcuni passaggi sono attrezzati con catene metalliche.

 

QUARTA TAPPA: DAL RIFUGIO PASSO SAN MARCO 2000 A MORBEGNO

DISLIVELLO IN SALITA:  220 m (155 + 65)

DISLIVELLO IN DISCESA: 1790 m (893 + 897)

DURATA: ore 5,00

DIFFICOLTÀ: E

PUNTO DI APPOGGIO: Bar e ristoranti ad Albaredo per San Marco e a Morbegno

CARATTERISTICHE: la tappa si svolge su sentieri, mulattiere e stradine sterrate o selciate. Alcuni tratti si svolgono su strade asfaltate (attraversamento di Albaredo e di Valle). La tappa può essere accorciata utilizzando il pullman della linea STPS A14 che collega Albaredo a Morbegno (ma occorre ricordare che le corse sono davvero poche: consultare preventivamente gli orari sul sito dell’STPS).

 

ATTREZZATURA

Normale da escursionismo e abbigliamento adeguato alle quote che si raggiungono.

 

PERIODO MIGLIORE

Dalla seconda metà di giugno all'inizio dell'autunno (compatibilmente con l'apertura dei rifugi). Se si vuole effettuarlo prima è meglio accertarsi dell'eventuale presenza di neve lungo il percorso della terza tappa (è possibile telefonare ai rifugi, anche al Rifugio Salmurano, 3491137896)

 

QUOTE E CARTOGRAFIA

A parte qualche rarissimo caso, nella relazione ho indicato quelle segnate sulla bella cartina VALLI DEL BITTO (1:20.000) edita dalla SeTeMap di Sondrio e reperibile gratuitamente presso il Consorzio Turistico Valtellina di Morbegno (piazza Mario Enrico Bossi 7/8; tel. 0342.601140) o presso altri esercizi nelle valli interessate. Lo stesso editore ha in preparazione una carta complessiva di questa sezione delle Orobie valtellinesi (dal Legnone alle Valli del Bitto) che sarà messa in commercio in autunno 2020 o in primavera 2021. La zona interessata dal giro proposto è compresa anche nella cartina 1:50.000 Lecco, Valle Brembana della casa editrice Kompass (che però è naturalmente molto meno dettagliata e precisa di quella al 20.000 della SeTeMap).

 

RELAZIONE DELLE SINGOLE TAPPE

La relazione è aggiornata al mese di luglio 2020. Cliccare sui nomi per accedere alle singole tappe.

PRIMA TAPPA

SECONDA TAPPA

TERZA TAPPA

QUARTA TAPPA

Nella relazione della prima, della seconda e della quarta tappa ho ritenuto utile indicare la presenza di alcune fontanelle. Tuttavia, poiché non può esservi certezza della presenza dell'acqua, è sempre buona cosa portarsi da bere in quantità sufficiente.

 

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